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Ritorno all’agricoltura ma solo se tech

I giovani sembrano aver ritrovato il gusto delle cose semplici, dei ritmi lenti e del lavoro in spazi aperti ma in una versione del tutto nuova rispetto al passato. Non solo all’estero ma anche in Italia, dove oltre 35 mila nuovi posti di lavoro fra settembre 2014 e 2015 (di cui circa 20 mila fra gli under 30) vengono dal settore agricolo. A dire il vero poco di bucolico ma molto di innovativo sul fronte tecnologico e della green economy.

Cresce infatti l’interesse per l’imprenditoria agricolo-alimentare, che sotto forma di startup in grado di sfruttare l’ecommerce, guarda al turismo e ad una crescente sensibilità per la qualità del cibo e la salvaguardia dell’ambiente.

E sembrano non mancare neppure i finanziatori tra cui un fondo Private Equity da 20 milioni destinato a finanziare start up nel settore agricolo, agroalimentare e ittico e una serie di mutui agevolati per nuove idee d’impresa. Il tutto per un totale di 160 milioni di euro a disposizione dei neo imprenditori.

Nulla di semplice certo, ma il giusto apporto da parte della ricerca scientifica e della tecnologia si può forse trovare il modo per tornare al passato proiettandosi verso il futuro.

L’esempio del Giappone e delle colture hi-tech.

I tradizionalisti potrebbero storcere il naso ma va riconosciuto all’agricoltura hi-tech giapponese di aver trovato la congiunzione perfetta tra evoluzione tecnologica e coltivazione.

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MiraiLa compagnia Mirai Group infatti, è riuscita ad allestire un enorme coltura di insalata capace di produrre 100 volte la quantità di raccolto di un campo tradizionale, con il 99% di acqua in meno rispetto a quella richiesta da un campo tradizionale e una riduzione dell’80% del cibo sprecato.

La coltivazione in questione si trova all’interno di un ex stabilimento industriale della Sony ed è del tutto eco-sostenibile.

Le luci sono a led, consumano il 40% in meno delle solite a fluorescenza e simulano un ciclo giorno-notte accelerato per incrementare la resa del raccolto.

Le sostanze nutrienti necessarie non sono sparse nel suolo, bensì disciolte nell’acqua e distribuite in maniera misurata e controllata. La stessa acqua viene poi continuamente riciclata e riutilizzata.

Infine è stato scelto un tipo di lattuga che senza la presenza di un cuore duro al suo interno è edibile al 95%, riducendo in questo modo gli sprechi. Ma quest’ultimo punto non è tecnologia, semplicemente buonsenso, quello che quando ben coniugato con l’innovazione può garantire grandi successi, come quello raggiunto da un Giappone che alla ricerca di soluzioni sicure (si veda il nucleare) e sostenibili.

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