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Il mio segreto? Pensare in grande, sempre

Storie di successo tra innovazione, startup e fintech.

È l’8 marzo, Festa della donna, e non possiamo esimerci dal celebrarla a modo nostro.
Inauguriamo oggi, con questo primo post, una serie di interviste con le quali intendiamo raccontarvi storie di successo che hanno come protagonisti personaggi di spicco nel panorama dell’innovazione, delle startup e dello sviluppo d’impresa.
Essendo marzo il “mese delle donne”, iniziamo proprio con delle storie tutte al femminile che – ne siamo certi – sapranno sorprendervi.
La prima delle protagoniste che abbiamo avuto il piacere di intervistare è Fausta Pavesio, advisor indipendente su tematiche di innovazione, membro del Consiglio di Amministrazione di Satispay, dell’Advisory Board di Facility Live, del Consiglio Direttivo di Italia Startup e Senior Advisor di Appian Corporation.
Ma soprattutto, donna dall’energia contagiosa che ha saputo raggiungere importanti obiettivi professionali senza rinunciare a quelli di carattere personale.

Un esempio per chiunque voglia crescere professionalmente e la testimonianza di come con la giusta dose di grinta, passione e ambizione, si può andare molto lontano.
Ve la presentiamo e vi introduciamo nella sua stimolante e frenetica vita.

Intervista a Fausta Pavesio, da Fiat e Olivetti a protagonista dell’innovazione e del mondo startup.

Dopo la laurea in Scienze dell’Informazione, ha lavorato in grosse realtà come Fiat e Olivetti, cosa le è rimasto di quelle esperienze?

La laurea è stata fondamentale, ho scelto un percorso del tutto innovativo per i tempi. Grazie al mio docente Leonello Cantoni (marito della celebre Marisa Bellisario), ho avuto modo di fare la tesi in FIAT e successivamente di lavorare lì. Un’esperienza importante soprattutto perché fin dal principio ho lavorato ai processi, quindi a tutto ciò che in generale riguardava l’azienda. Poi è stata la volta dell’Olivetti grazie alla quale ho conosciuto un lato completamente diverso della vita aziendale. L’Olivetti ha fatto la storia e lavorare due anni accanto a Pier Giorgio Perotto, l’inventore della P101, la prima calcolatrice programmabile da scrivania al mondo, mi ha arricchito parecchio.

Protagonista dell’innovazione e di un forte impegno nel mondo delle startup, può dirci qual è lo stato dell’arte in Italia? 

Siamo ancora gli inizi ma ci difendiamo bene. Le startup innovative in Italia, sono al momento circa 5000 ma quelle in grado di rivoluzionare un sistema o un prodotto si contano sulle dita di una mano. Con il team di Italia Startup lavoro alla crescita dell’ecosistema delle startup italiane, o meglio delle “Imprese ad alto potenziale”, come ci piace definirle; partire è facile ma stare a galla e crescere non è per nulla scontato. Stiamo assistendo alla nascita di diverse realtà e personalmente trovo interessante e ricca di potenziale quella del food tech. Il cibo è un importante asset del nostro Paese e la tecnologia non deve essere fine a se stessa ma in grado di supportare ciò che magari già esiste, come ad esempio una cultura del cibo ormai riconosciuta a livello mondiale.

Quali sono gli ingredienti indispensabili e che consiglio si sente di dare a chi sta coltivando oggi il sogno di una propria startup?

Think big, pensare in grande fin dall’inizio. Si deve dedicare energia e passione all’impresa e ci si deve credere fino in fondo. Sarà difficile e faticoso, ma se davvero si crede nella propria idea o progetto, si riesce a superare anche le normali criticità. Penso ad esempio alla Svezia, al fatto che è da lì che vengono grosse aziende come ad esempio Spotify e credo che parte del successo venga dal fatto che sono abituati (diciamo costretti) a pensare in grande. La popolazione in Svezia è così ridotta che qualsiasi business deve per forza di cose guardare oltre confine e credo che questo approccio paghi. Pensare in grande fin dal principio è fondamentale per il successo di un’impresa.

Nel 1993 si è trasferita negli Stati Uniti dove ha lavorato come advisor per aziende pubbliche e private ed è stata nominata Chairman del Columbia World Affairs Council. Cosa ha rappresentato per lei quella esperienza all’estero e quanto è stata importante per la sua carriera?

L’esperienza all’estero è stata la più importante per la mia carriera. Fondamentalmente devo quello che sono a quell’esperienza. Mi ha dato una marcia in più non solo come professionista ma anche come utente. Ricordo ad esempio che già nel 1997 facevo la spesa online, quando ancora in Italia si parlava poco di Internet. E la mia prima startup nel 1998, non a caso, è stata un e-commerce store.
Certo il trasferimento negli USA ha comportato diverse sfide per me e la mia famiglia, ma non ho mai avuto paura del cambiamento, sono una con la valigia sempre pronta.

Madre di due figlie e donna in carriera. Qual è il segreto per coniugare le due cose e non rinunciare a nessuna delle due?

Io ho scelto di lavorare come consulente per poter seguire la mia famiglia, ne risulta che lavori di più forse ma riesci a gestire meglio il tuo tempo. Sono sempre stata presente per le mie figlie eccetto una volta a causa di una importante riunione a Parigi. Ero ovviamente dispiaciuta di non poter andare alla recita scolastica di mia figlia ma lei alla fine, a soli 6 anni, è riuscita a trasformare la cosa in positivo dicendo a tutti quanto fosse importante il lavoro della sua mamma che doveva andare a Parigi… Ecco vedere il lato positivo delle cose è la chiave per trasformare le criticità in qualcosa di bello. Ho sempre cercato di passare messaggi positivi alle mie figlie e alle persone che lavorano con me.

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Marzo è il mese delle donne, che consiglio si sente di dare alle giovani donne in carriera?

Sicuramente di non rinunciare alle loro passioni, quindi al lavoro. Nella mia vita non ho mai potuto contare sul supporto dei nonni, li ho sempre avuti lontani e ho quindi dovuto ricorrere alla baby sitter. Ma questo è stato uno degli investimenti più importanti: ho “investito” sul mio cervello e solo così ho potuto dare alle mie figlie un bagaglio che diversamente non avrebbero avuto. Molti vedono ancora oggi il discorso lavoro solo come un discorso finanziario, e non come bagaglio intellettuale e culturale. Io ho sempre pensato il contrario e ora che le mie figlie sono grandi, ho la conferma di aver fatto la scelta giusta.

Sono molte le donne che oggi ricoprono ruoli di rilievo anche in settori innovativi come quello del Fintech. Al riguardo, cosa pensa del Fintech e della sua rapida evoluzione in atto?

C’è ancora tanta strada da fare, basti pensare che ancora in molti non sanno cosa significhi fintech, o startup. Può sembrare strano ma c’è evidentemente un problema di comunicazione. La vera scommessa è l’educazione, anche tra gli addetti ai lavori. Il fintech è di sicuro il futuro della gestione del risparmio e darà modo anche ai piccoli risparmiatori di gestire in maniera efficiente il proprio denaro.

Non possiamo esimerci dal chiederle quanto è importante per lei il benessere finanziario?

Io sono sempre stata attenta ai miei soldi… ho ancora in cantina il vecchio quaderno coi conti e ora ho una o due app che mi aiutano nella pianificazione finanziaria. Ho sempre tenuto il mio bilancio sotto controllo e mi sono sempre informata sulle varie possibilità d’investimento. La diversificazione è alla base delle mie scelte d’investimento ma non solo quella data per esempio da strumenti finanziari come i fondi o gli ETF… ho sempre scelto di diversificare investendo anche sull’acquisto della casa piuttosto che sul supporto a imprese nascenti nelle quali credo e vedo del potenziale.

Si dice che in ambito finanziario le donne siano più prudenti degli uomini. È vero?

No, piuttosto le donne sanno pensare nel medio lungo termine mentre gli uomini preferiscono il breve termine. Si tratta di due approcci alla vita diversi. Le donne non sono più prudenti, semplicemente preferiscono “guardare lontano” e da questo ne deriva la scelta di investimenti più conservativi rispetto a quella degli uomini, che propendono invece per quelli più rischiosi.

Per concludere, una sua virtù e un suo difetto.

Sono determinata e ottimista, la mia positività mi ha sempre aiutato ad andare avanti e trovare le soluzioni ai problemi.
Se invece dovessi pensare ad un mio punto debole, sicuramente l’impazienza. Sono una alla quale non piace aspettare e che corre sempre, spesso mi faccio prendere dalla fretta.

Di che “colore” vede il suo futuro?

In bianco e nero ma perché sono juventina! Ho cambiato continente, lavoro e stile di vita ma mai la fede calcistica.. quella è rimasta e rimarrà tale per sempre.

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