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L’evidente gap tecnologico delle banche

Banca

Una ricerca di Accenture ha messo in evidenza la grave mancanza di esperienza in campo tecnologico nelle stanze dei bottoni delle principali istituzioni finanziarie mondiali.

Secondo il rapporto Bridging the Technology Gap in Financial Services Boardroom, solo il 6% dei membri del CDA e il 3% per cento degli amministratori delle più grandi banche del mondo hanno una qualche esperienza professionale tecnologia.

Tech Experience

La maggior parte delle più grandi sfide che le istituzioni finanziarie devono fronteggiare in questa epoca sono connesse con la tecnologia. Anche chi muove i fili deve quindi avere una conoscenza solida della tecnologia se vuole prendere decisioni informate. FinTech, cyber-sicurezza e le implicazioni tecnologiche derivate dai cambiamenti normativi sono diventate tutte questioni critiche a livello di Consiglio d’Amministrazione ma molti CdA semplicemente non hanno sufficiente esperienza per valutare questi problemi e prendere decisioni sulla strategia, gli investimenti e il modo migliore per allocare risorse tecnologiche. – Richard Lumb, direttore dei Financial Services di Accenture.

Il rapporto, sulla base di un’analisi delle esperienze professionali di quasi 2.000 dirigenti e membri del consiglio di amministrazioni di ​​oltre 100 tra le più grandi banche del Mondo, definisce “esperienza tecnologica” il ricoprire, o l’aver ricoperto, un ruolo di alto livello nel dipartimento tech di una società o un ruolo dirigenziale presso un società tech.

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I consigli di amministrazione delle banche negli Stati Uniti e nel Regno Unito hanno percentuali più elevate di dirigenti con esperienza professionale tecnologica rispetto a quelli di tutti gli altri paesi ma i numeri sono ancora bassi (16% degli amministratori negli USA e il 14% in UK). L’Italia, al pari di Brasile, Grecia e Russia, è il fanalino di coda di questa classifica con una rappresentazione dell’esperienza tecnologica a ridosso dello 0%… non esattamente un vanto.Tech By Countrys

Molte banche si stanno comunque rendendo conto di quanto sia importante colmare questo divario tecnologico e sono alla ricerca di esperti di tecnologia da integrare nel proprio organico. Quel che è certo però è che avere uno o due esperti in squadra non può rappresentare la cura di tutti i mali. Le banche devono cambiare in primis a livello di cultura aziendale attraverso una combinazione di nuove competenze tecnologiche e una migliore alfabetizzazione degli altri amministratori per favorire la comprensione dell’impatto della tecnologia sul business.

Il rapporto stesso raccomanda che siano le banche a istituire commissioni tecnologiche a livello di CdA. In maniera del tutto simile a quanto già accade con i comitati di rischio e di controllo, i comitati tecnologici fornirebbero ulteriori competenze e darebbero al board supporto circa le principali decisioni di tecnologia. Attualmente solo il 11% delle principali banche hanno una commissione tecnologiche.

Il rapporto suggerisce anche che le istituzioni finanziare debbano prevedere dei programmi di coaching personalizzato per aiutare a migliorare l’acume tecnologico dei propri amministratori in modo che siano meglio attrezzati per prendere decisioni informate.

Quel che è certo è che non è più sufficiente (se mai lo è stato!) semplicemente prendere coscienza del pericolo al quale vanno incontro e di come l’innovazione sia fondamentale per evitare di essere tagliati fuori dal mercato. Le banche hanno ormai sopratutto bisogno di un chiaro programma di innovazione con obiettivi misurabili, piani di investimento e strategia di esecuzione. I membri del Consiglio hanno un ruolo chiave da svolgere nell’aiutare a impostare la traiettoria e monitorare i progressi ma, per farlo, avranno bisogno di colmare questo grave ed evidente gap a livello di esperienza in campo tecnologico che oggi le caratterizza.

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