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Mini Bond e Private Debt

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Il mercato del Private debt destinato alle PMI è stato oggetto nell’ultimo periodo di una intensa attività di supporto al proprio sviluppo da parte degli organismi istituzionali (MEF e CdP quali promotori di un fondo) e non (Borsa Italiana con l’apertura del segmento ExtraMOT PRO), nonché da parte dei nostri legislatori (Decreti Sviluppo e Competitività), nel tentativo di rendere disponibili sul mercato dei capitali risorse finanziarie nuove, destinate alle imprese, che potessero dar luogo ad uno shock positivo sulle politiche di investimento adottate dalle stesse.

Si è fatto un gran parlare dei Mini Bond come dello strumento in grado di sostenere la politica di investimento delle PMI stimolando la ripresa economica. In un contesto difficile per la “finanza pubblica” è necessario convogliare sugli investimenti risorse private. Oltretutto, ciò consente di ovviare in parte al credit crunch che ha caratterizzato questi anni, ma anche, di innovare le politiche di funding aziendale generando all’interno della struttura finanziaria delle PMI un effetto di sostituzione dei mezzi impiegati, nella conduzione e nello sviluppo del business, a favore di una riduzione del peso a bilancio del debito bancario. Una vera e propria innovazione culturale per la nostra media classe imprenditoriale. Questo dal lato impresa.

Viceversa, per l’asset allocation degli investitori istituzionali, Mini Bond e crediti commerciali (attraverso per esempio le Invoice Trading Platforms), possono rappresentare una asset class dal buon profilo rischio-rendimento.

I Mini Bond, dunque, rappresentano un’ottima opportunità di matching tra domanda e offerta di capitali e dunque tra investitori ed imprese che vogliono investire soldi.

Ovviamente non sono uno strumento accessibile a tutti, perché i soggetti interessati ad accedere al mercato dei capitali, percorrendo questa strada, devono possedere determinati requisiti di solidità in termini di fondamentali e prospettare importanti e ben definiti piani di sviluppo agli investitori. Fondamentale anche che le imprese siano dotate di una governance qualificata.

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Uno sguardo a questo mercato in Italia. Nel 2010, è stato creato il Fondo Italiano d’Investimento su iniziativa di un Comitato formato dai rappresentanti di MEF, Confindustria, ABI, CdP ed alcune banche sponsor (Unicredit, MPS, Intesa San Paolo), con l’obiettivo di investire nel capitale e negli strumenti di debito di imprese di piccole e medie dimensioni.

Risale al 2014 il lancio di un Fondo di fondi opportunamente destinato a “sostenere la nascita e il duraturo sviluppo del mercato italiano del private debt” attraverso l’investimento diretto o indiretto in strumenti finanziari di debito emessi da PMI che abbiano le caratteristiche di cui sopra.

Gli strumenti di debito sui quali questo Fondo specializzato interverrà risultano essere Mini Bond (quotati e non), obbligazioni ed altri titoli (anche partecipativi), altri strumenti di debito. Da non tralasciare, inoltre, la possibilità di procedere all’erogazione di finanziamenti a medio-lungo termine ed anticipazioni di corrispettivi su cessioni di crediti.

Sempre per ciò che riguarda l’Italia, assolutamente eterogenea è la platea delle aziende che hanno fatto ricorso a questo strumento.
Infatti, i settori di riferimento vanno dalle utilities ai servizi finanziari passando per il manifatturiero. Variegata anche la forma societaria (società per azioni, a responsabilità limitata e cooperative) degli emittenti e la destinazione delle risorse acquisite (crescita interna, esterna, ristrutturazione finanziaria, cassa). Per ciò che riguarda i criteri di rimborso, diverse possono essere le strategie adottate in fase di emissione (bullet, amortizing, con opzione call e/o put), così come differenti possono essere le altre caratteristiche attribuite a questi strumenti, come per esempio la presenza di un rating, la fissazione di un coupon (in alternativa non fissa ma agganciata ad alcuni parametri), la scadenza.

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