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FinTech: se non puoi batterlo puoi comprartelo

Roboadvisor

La crescita dei robo-advisor sta ormai surclassando la tradizionale consulenza finanziaria e, ora, anche i piccoli risparmiatori iniziano a intravederne i vantaggi, soprattutto in termini di costi.

I robo-advisor sono una nuova generazione di consulenti finanziari nata sul web con l’obiettivo di aiutare anche gli investitori meno esperti nella gestione dei propri risparmi e nell’ottenimento di un portafoglio d’investimento ad hoc. Nonostante la natura tecnologica di questo nuovo modo di fare consulenza, la componente umana rimane e sfrutta i vantaggi dell’innovazione per offrire agli investitori soluzioni al passo coi mercati finanziari e costruite su misura.

La professione del gestore avrebbe dunque i giorni contati poiché, secondo quanto dichiarato al Financial Times da Leda Braga, fondatrice del nuovo hedge fund Blue Trend, «l’approccio di investimento tradizionale farà sempre più fatica a stare al passo con i computer».

Riferendosi al suo nuovo fondo hedge, aggiunge che «per un essere umano potrebbe essere difficile tenere traccia e controllare i rischi di un numero così elevato di azioni», oltre al fatto che per conoscere in tempo reale ed efficace i mercati serve ormai «un orologio al quarzo», quello artigianale non basta più.

Ma se è vero che i robo-advisor rappresentano una frontiera importante per il settore, gli addetti ai lavori come reagiscono allo loro ascesa?

Le banche come stanno affrontando il FinTech?

Secondo quanto riportato in un articolo dall’eloquente titolo “With FinTech, If You Can’t Beat Them… Buy Them (Il FinTech se non puoi batterlo… puoi comprartelo)”, la tendenza delle banche, rilevata negli ultimi tempi, è quella di investire in nuove startup FinTech.

With Fintech, If You Can’t Beat Them… Buy Them

 

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Nell’impossibilità di stare al passo coi tempi, gli istituti bancari cercano di reagire muovendosi verso due principali direzioni: la prima è quella dell’acquisizione di aziende tecnologiche (come Citibank con PayQuik.com, per i servizi di money transfer); la seconda è quella dell’acquisizione di altre banche (come nel caso del Banco Santander con la polacca Kredyt Bank SA).

Ma quest’ultima soluzione, secondo l’analisi compiuta dalla A.T. Kearney, non paga quanto la prima. Emerge infatti che i ricavi delle banche che investono in sistemi tecnologicamente avanzati sono nettamente superiori rispetto alle banche che hanno optato per l’acquisizione di altri istituti di credito.

Quindi piuttosto che lottare contro la tecnologia, meglio portarsela in casa.Fintech

Al riguardo, le principali tendenze delle banche verso il FinTech sono:

  • incubare le FinTech company
  • investire per la nascita di nuove FinTech company
  • partnering con FinTech company
  • lanciare proprie sussidiarie nel setttore FinTech
  • acquisire FinTech company

 

Insomma, è indubbio che il FinTech stia dando filo da torcere alla banche.

Se, infatti, queste, sul fronte del credito, rimangono “le regine (quasi) indiscusse”, sul fronte degli investimenti la musica cambia e i competitors, o le nuove realtà come i robo-advisor, rischiano di rubare la scena.

Anche se questo, forse, è già successo.

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