I portafogli Moneyfarm hanno chiuso il 2025 con performance positive, nonostante un contesto macroeconomico caratterizzato da forti incertezze. La gamma dei nostri portafogli ha infatti registrato rendimenti compresi tra il 3% e il 9%, con apici addirittura oltre il 20% per la linea Multi-trend, a dimostrazione della capacità delle linee Moneyfarm di sfruttare le opportunità fornite dai mercati in contesti sempre mutevoli.
Nel linguaggio del fisco italiano, però, guadagni significano tasse. È una dinamica che torna puntualmente ogni anno in cui gli investimenti producono risultati positivi e che rende centrale il tema della fiscalità. Nel caso di una gestione patrimoniale come quella offerta da Moneyfarm, che opera di solito in regime fiscale gestito, il confronto con il regime amministrato diventa particolarmente rilevante per comprendere come e quando vengono applicate le imposte.
Grazie a 14 anni di dati storici, possiamo oggi affiancare alla teoria anche l’esperienza concreta, analizzando dati proprietari e simulazioni per capire come i due regimi incidano realmente sui risultati finali di un investimento.
Abbiamo quindi aggiornato e ampliato la nostra ricerca periodica, già svolta negli anni passati. L’obiettivo è analizzare l’impatto fiscale dei due regimi, gestito e amministrato. Per farlo, abbiamo utilizzato i movimenti reali dei portafogli in Gestione Patrimoniale Moneyfarm negli ultimi 14 anni.
Regime gestito e amministrato: una breve spiegazione
Prima di addentrarci nei risultati della nostra ricerca, ricapitoliamo velocemente le caratteristiche del regime gestito, ovvero quello adottato solitamente nella Gestione Patrimoniale Moneyfarm.
- Come si calcola la performance: la performance della gestione patrimoniale viene calcolata su base annuale, considerando l’insieme di tutti gli investimenti presenti in portafoglio. Guadagni e perdite si compensano tra loro, producendo un unico risultato complessivo.
- Cosa succede se il risultato è positivo: dopo aver compensato passate minusvalenze, si pagano le tasse sulla plusvalenza generata durante l’anno fiscale.
- Cosa succede se il risultato è negativo: viene accantonata una minusvalenza che può essere usata per ridurre le tasse nei quattro anni successivi.
- Compravendite all’interno della gestione: le compravendite fatte all’interno della gestione, così come i dividendi, non vengono tassate e non generano minusvalenze.
- Utilizzo delle minusvalenze: in caso di chiusura della gestione con una perdita, il credito d’imposta può essere trasferito all’esterno.
Alternativa al regime gestito è il regime amministrato, per cui vale il principio di cassa.
- Tassazione sui singoli strumenti: le imposte vengono calcolate su ciascun strumento finanziario, come azioni, ETF o fondi, e non sul risultato complessivo del portafoglio.
- Tasse al momento della vendita: si pagano le imposte solo quando si vende uno strumento e questo ha generato un guadagno.
- Dividendi tassati subito: anche i dividendi vengono tassati nel momento in cui vengono distribuiti, cioè quando arrivano sul conto dell’investitore.
- Utilizzo delle minusvalenze: in questo regime, le plusvalenze generate da vendita di ETF o fondi non sono compensabili con le minusvalenze pregresse già accantonate, che restano utilizzabili solo a fronte di redditi diversi.
Regime gestito: il vantaggio della flessibilità
Il regime fiscale gestito si inserisce naturalmente in un approccio di investimento dinamico e orientato agli obiettivi, in cui il portafoglio viene adattato nel tempo alle condizioni di mercato e alle esigenze dell’investitore.
In questo contesto, attività come i ribilanciamenti strategici e tattici, la sostituzione periodica degli ETF per migliorare l’efficienza complessiva e gli aggiustamenti legati all’evoluzione degli obiettivi di vita o alla logica del ciclo di vita contribuiscono a migliorare il profilo rischio-rendimento della gestione.
È vero che, in teoria, il regime amministrato beneficia maggiormente dell’interesse composto (il meccanismo per cui i rendimenti generano a loro volta nuovi rendimenti nel tempo) grazie al rinvio della tassazione. Tuttavia, nella pratica, questo vantaggio tende a ridursi quando si tiene conto delle operazioni necessarie a mantenere il portafoglio coerente, efficiente e allineato nel tempo. In questi casi, il regime gestito permette di integrare in modo più efficace fiscalità e strategia di investimento.
Tre fattori chiave nella scelta del regime fiscale
L’esperienza maturata in anni di risparmio gestito ci porta a ritenere che la scelta del regime fiscale dipenda soprattutto da alcune variabili chiave.
La prima riguarda la stabilità dell’asset allocation strategica: cambi di profilo di rischio, legati a nuovi obiettivi o alla gestione della componente emotiva, possono incidere in modo significativo sull’efficacia di una tassazione differita.
Un secondo elemento è lo stile di gestione dell’asset allocation tattica, in particolare il turnover del portafoglio (la quota del portafoglio che viene venduta e reinvestita nel corso del tempo), la frequenza dei ribilanciamenti e la possibilità di aggiornare nel tempo gli strumenti utilizzati.
Infine, anche il contesto di mercato gioca un ruolo importante: fasi prolungate di mercati positivi o, al contrario, cicli di perdite estesi possono modificare in modo rilevante il vantaggio relativo di un regime fiscale rispetto all’altro.
L’esperienza Moneyfarm: cosa succede davvero nel lungo periodo
Analizzando i dati relativi ai nostri portafogli con stile d’investimento classico e profilo di rischio da 1 a 7 dal 2012, emerge un risultato chiaro. Ipotizzando la chiusura del portafoglio alla fine del 2025, l’impatto fiscale medio annuo risulta sostanzialmente equivalente nei due regimi.

Entrando nel dettaglio:
- per i portafogli più conservativi, il regime gestito tende a fare leggermente meglio;
- per i portafogli multi-asset più rischiosi, i risultati sono molto simili;
- per il profilo di rischio 7, caratterizzato da cambi di ETF più frequenti e variazioni di asset allocation più marcate, il vantaggio del regime gestito torna a essere evidente. Questo perché, come menzionato in precedenza, all’aumentare della complessità e delle modifiche effettuate sul portafoglio il regime gestito diventa sempre più rilevante.
Un esempio concreto: il portafoglio P5
Per valutare in modo concreto le differenze tra regime gestito e regime amministrato, abbiamo effettuato una serie di simulazioni applicando entrambi i regimi allo stesso portafoglio Moneyfarm. In particolare, abbiamo analizzato l’evoluzione di un portafoglio bilanciato aggressivo come il nostro P5 lungo l’intero orizzonte di investimento.
Osservando l’andamento nel tempo, il regime amministrato può inizialmente dare l’impressione di una migliore performance, grazie al rinvio di parte della tassazione. Tuttavia, come mostrato nel grafico, al momento della chiusura dell’investimento il risultato complessivo tende a riallinearsi a quello del regime gestito.

Va inoltre considerato che, nel caso del regime amministrato, eventuali commissioni calcolate sul valore periodico del portafoglio possono risultare sovrastimate, perché non tengono conto dell’imposta latente ancora da versare.
Le differenze tra i due regimi emergono soprattutto osservando la distribuzione del carico fiscale nel tempo.

Nel regime amministrato, una quota rilevante della tassazione viene rinviata alla fase finale dell’investimento, come evidenziato nel 2025 nel grafico. Questo non significa però che il carico fiscale sia assente negli anni precedenti: le imposte vengono applicate ogni volta che si incassano dividendi o si effettuano vendite di ETF in utile, per motivi strategici o tattici.
Nel regime gestito, invece, la tassazione viene progressivamente distribuita nel tempo, riducendo l’effetto di concentrazione delle imposte alla fine dell’orizzonte di investimento.
Il biennio 2022-2023: l’importanza della compensazione
Un caso emblematico è il periodo 2022-2023. Il 2022 è stato un anno particolarmente difficile per i mercati finanziari, caratterizzato da rendimenti negativi che hanno generato minusvalenze significative.
Nel regime gestito, queste minusvalenze si sono tradotte in crediti fiscali, utilizzati poi per compensare le plusvalenze degli anni successivi, riducendo sensibilmente l’impatto fiscale. Questo “cuscinetto fiscale” ha quindi permesso ai nostri clienti di risparmiare sulle imposte nel 2023 e nel 2024, valorizzando ulteriormente l’efficienza fiscale del regime gestito. In sintesi, in questi anni:
- nel regime amministrato, la mancata compensazione ha portato in alcuni casi a pagare imposte anche in contesti complessivamente difficili;
- nel regime gestito, la presenza di un cuscinetto fiscale ha permesso di compensare le perdite, riducendo l’impatto delle tasse.
Questo è uno degli esempi più chiari di come la gestione fiscale possa fare la differenza nei momenti di mercato complessi.
Flessibilità, market timing e cambi di portafoglio
Moneyfarm consente ai clienti di rivedere periodicamente il livello di rischio del proprio portafoglio. I nostri dati interni mostrano che più della metà dei clienti modifica il portafoglio almeno una volta nel corso dell’investimento.
Questo aumenta l’attrattività del regime gestito, perché la compravendita di ETF non genera eventi fiscali. Nel regime amministrato, invece, ogni vendita può attivare la tassazione.
Ampliando l’analisi, abbiamo considerato il caso di un investitore con un orizzonte di 15 anni e un profilo di rischio 6 Moneyfarm che, in fasi di forte tensione sui mercati – come marzo 2020, durante la pandemia, o la primavera 2025, in un contesto di incertezza legata alla politica commerciale statunitense – decide di spostarsi temporaneamente su strumenti legati alla liquidità.

Come mostrato dai grafici, scelte di questo tipo, tutt’altro che rare, annullano completamente qualsiasi vantaggio legato al rinvio della tassazione.
Se invece di cambiamenti di asset allocation guidati dall’emotività consideriamo scelte più razionali, come una riduzione graduale del rischio man mano che ci si avvicina all’orizzonte temporale (approccio basato sul ciclo di vita), il beneficio legato al compounding tende a ridursi ulteriormente.
Per mostrarlo in modo concreto, consideriamo il caso di un investitore che ha avviato nel 2012 un portafoglio Moneyfarm di livello 6, con un orizzonte d’investimento di 15 anni. Dopo circa 9 anni, decide di ridurre gradualmente il rischio, passando prima a livello 4 e poi a livello 2.
Le simulazioni mostrano chiaramente che in questi casi il vantaggio dell’amministrato si assottiglia. Inoltre, le caratteristiche del gestito restano intatte, portando il regime gestito a un risultato netto finale significativamente migliore.

Lo stile di gestione conta
Una delle differenze più rilevanti tra regime gestito e regime amministrato riguarda il modo in cui viene trattata la fiscalità nel tempo. Nel regime gestito, le perdite possono essere compensate tra strumenti e su periodi diversi all’interno della gestione. Nel regime amministrato, invece, il principale vantaggio è la possibilità di rinviare il pagamento delle imposte, lasciando il capitale investito più a lungo.
Questa distinzione fa sì che il modo in cui il portafoglio viene gestito nel tempo diventi un elemento centrale. In particolare, conta quanto spesso e quanto profondamente l’investimento viene modificato.
Quando il turnover è contenuto e il portafoglio resta sostanzialmente invariato nel tempo, il rinvio della tassazione può avere un peso maggiore. Al contrario, in presenza di una gestione più dinamica, il vantaggio teorico del rinvio fiscale tende a ridursi, mentre assume maggiore importanza la possibilità di compensare utili e perdite in modo efficiente.
Il grafico mostra come questi elementi si riflettano sul valore finale del portafoglio in diversi contesti di gestione negli ultimi 20 anni. All’aumentare del turnover e della frequenza di sostituzione degli ETF, il regime gestito tende a risultare più efficiente rispetto all’amministrato, proprio perché integra meglio la fiscalità con un processo di investimento attivo e orientato nel tempo.

Sull’asse orizzontale sono riportati diversi livelli di turnover e di sostituzione degli ETF, mentre sull’asse verticale è indicata la differenza di performance netta tra i due regimi: valori positivi segnalano una migliore performance del regime gestito, valori negativi una migliore performance del regime amministrato.
La linea centrale rappresenta il risultato mediano delle simulazioni, mentre l’area che la circonda indica l’intervallo di confidenza al 50%, che racchiude la metà degli esiti più probabili e tiene conto della variabilità legata ai diversi contesti di mercato.
La zona evidenziata in azzurro individua l’area in cui si colloca lo stile di gestione Moneyfarm, caratterizzato da un turnover medio intorno all’80% e da sostituzioni periodiche degli ETF, necessarie per mantenere efficienza, liquidità e coerenza con l’evoluzione dei mercati. Un livello di attività che può apparire elevato, ma che risulta naturale se si considerano ribilanciamenti regolari e aggiustamenti tra asset class. Tutte queste operazioni, inoltre, non comportano costi operativi aggiuntivi per il cliente, perché sono già incluse nel servizio.
Nel complesso, il grafico mostra come, all’aumentare dell’attività del portafoglio, il regime gestito tenda a integrarsi meglio con una gestione evoluta, riducendo l’incertezza sul risultato finale e attenuando gli effetti della concentrazione fiscale nel tempo.
Dipende anche dal mercato: due decadi a confronto
A causa anche di bias cognitivi, si tende spesso a dare molta enfasi e considerazione alle informazioni più recenti, sottovalutando quanto accaduto nel passato. Ma è utile ricordare che il rapporto tra performance e fiscalità dipende molto anche dal contesto di mercato. Per questo abbiamo simulato il comportamento del portafoglio multi-asset P5 in due periodi storici molto diversi. In entrambi i casi abbiamo simulato portafogli “tattici” (che deviano in maniera controllata attorno a un’asset allocation predefinita), con diversi livelli di turnover e cambi di ETF. L’obiettivo è capire il risultato netto di un portafoglio al termine di quel periodo di investimento.
2000-2010: la cosiddetta “Lost decade”
Con “Lost decade” si intende il periodo di stagnazione dei mercati dopo lo scoppio della bolla dot-com e caratterizzato dalla crisi finanziaria del 2008.
Nel decennio 2000-2010, in quasi tutti gli scenari, il regime gestito sovraperforma l’amministrato, anche grazie alla creazione di un cuscinetto fiscale nei momenti di ribasso, che riduce la tassazione negli anni successivi alle perdite.



Un altro elemento chiave è lo stile di gestione. Le simulazioni mostrano che:
- con basso turnover e poche modifiche al portafoglio, il vantaggio del gestito si riduce ma resta positivo;
- con turnover più elevato e frequenti sostituzioni di strumenti, il regime gestito arriva a fare fino al 5% meglio dell’amministrato sul patrimonio finale.

2015-2025: l’era dell’US tech
Il periodo compreso tra il 2015 e il 2025 è stato nel complesso molto favorevole per i mercati finanziari, sostenuto in larga parte dalla crescita del settore tecnologico statunitense.
Le fasi di correzione sono state generalmente brevi e le perdite rapidamente assorbite, con livelli di performance complessivamente elevati.
In un contesto di questo tipo, il regime amministrato tende a beneficiare del rinvio della tassazione. Tuttavia, al momento della liquidazione finale, il carico fiscale concentrato riduce questo vantaggio, riportando il risultato complessivo molto vicino a quello del regime gestito, soprattutto in presenza di turnover elevato.



Anche in questo decennio lo stile di gestione fa la differenza:
- con basso turnover e pochi cambi di strumenti, l’amministrato mantiene un vantaggio più marcato;
- con turnover elevato (intorno al 100%) e numerose operazioni di smobilizzo, il vantaggio dell’amministrato si riduce rapidamente;
- in presenza di molte sostituzioni di ETF (4-5 nel periodo), il gestito torna competitivo e in alcuni scenari supera l’amministrato.

In sintesi: alcune linee guida
Regime gestito
È il caso tipico della Gestione Patrimoniale di Moneyfarm che offre una gestione attiva, la possibilità di effettuare cambi di obiettivo periodici gratuiti e una struttura multi-asset dei portafogli. È l’ideale per chi:
- apprezza la flessibilità e ha un orizzonte non rigidamente definito;
- vuole un portafoglio seguito attivamente nel tempo da sé o direttamente da un team di professionisti capace di intervenire con modifiche tattiche e strategiche;
- investe per obiettivi e di conseguenza nel corso del tempo, modificherà la composizione del portafoglio riducendone il rischio all’accorciarsi dell’orizzonte temporale residuo;
- investe in asset con una discreta volatilità, affrontando di conseguenza anni molto positivi e anni di difficoltà con rendimenti negativi o laterali.
Regime amministrato
Nonostante il regime amministrato non sia solitamente quello adottato nella Gestione Patrimoniale di Moneyfarm potrebbe essere adatto a chi:
- non avrà bisogno di attingere ai suoi investimenti nel breve e medio periodo per esigenze di liquidità;
- ha un orizzonte temporale chiaro e definito, che non cambia nel tempo, e per questo mantiene invariata l’asset allocation dall’inizio alla fine dell’investimento.
- ha un portafoglio aggressivo, per massimizzare l’interesse composto.
- investe in asset caratterizzati da una bassissima volatilità, se non addirittura nulla.
Ecco perché per noi il regime gestito è una scelta efficiente
In generale, all’interno di una pianificazione finanziaria strutturata, la scelta del regime fiscale non è mai fine a sé stessa, ma dipende dal ruolo che uno specifico investimento è chiamato a svolgere e dalle caratteristiche che l’investitore ricerca in quel contesto.
Conta il contesto di mercato, conta lo stile di gestione, ma soprattutto conta il comportamento dell’investitore. Ed è proprio qui che, spesso, la teoria lascia spazio alla realtà.
Regime gestito o amministrato rispondono a esigenze diverse e presentano ciascuno vantaggi e limiti. Noi non pensiamo esista un regime fiscale migliore in senso assoluto, tuttavia, riteniamo che il regime gestito sia più efficiente per l’attuale tipologia di gestione e per la frequenza dei ribilanciamenti propri della Gestione Patrimoniale Moneyfarm.
Inoltre, è un regime che offre maggiore flessibilità, consentendo di adattare l’investimento agli obiettivi di vita e finanziari e di modulare progressivamente il livello di rischio con l’avvicinarsi dell’orizzonte temporale. In questo senso, la fiscalità va considerata come una componente integrante dell’esperienza di investimento, e non come una leva da ottimizzare in modo isolato rispetto alla strategia complessiva.
Ricorda che, quando investi, il tuo capitale è a rischio. Il valore del tuo portafoglio con Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere meno di quanto investito. Il trattamento fiscale dipende dalle tue circostanze individuali e potrebbe essere soggetto a modifiche in futuro.
Le performance passate e le proiezioni di rendimento non sono un indicatore affidabile delle performance future. Le opinioni espresse qui non devono essere interpretate come raccomandazioni, consigli o previsioni. Se non sei sicuro che investire sia la scelta giusta per te, ti consigliamo di consultare un consulente finanziario.
Le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





