Come affrontare un mercato difficile: la strategia del PAC

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Operando in questo settore da molti anni, mi sono spesso trovato ad affrontare la domanda: “Cosa devo fare in questo momento negativo di mercato?”

Vedendo l’andamento delle borse mondiali negli ultimi giorni, sono praticamente certo che questa domanda tornerà in mente a tantissimi investitori.

Per dare maggiore contesto, l’indice NASDAQ ha perso nell’ultimo mese più dell’11% e lo stesso si può possiamo dire per le principali aziende americane. Oltre al semplice andamento registrato da un determinato indice o da una determinata azione, in questi periodi si rivelano fondamentali per le scelte degli investitori anche altri elementi, come la volatilità e il sentiment

Con volatilità si intende una misura della variabilità dei prezzi di un asset finanziario nel tempo. Indica quanto il prezzo di uno strumento finanziario, come un’azione, un indice o una valuta, si discosta dalla sua media in un determinato periodo, mentre con sentiment di mercato si intendono l’insieme delle percezioni, emozioni e aspettative degli investitori riguardo all’andamento futuro dei mercati finanziari. Riflette il livello di ottimismo o pessimismo prevalente tra gli operatori e può influenzare significativamente i prezzi degli asset.

Vediamo quindi a oggi come questi indici si sono modificati negli ultimi mesi:

  • Indice VIX: Questo indicatore cerca di capire quanto gli investitori si aspettano che l’indice S&P 500 si muova nei prossimi 30 giorni. Per farlo, guarda il prezzo di alcune opzioni – strumenti finanziari che permettono di investire su movimenti futuri del mercato – in particolare quelle che hanno un prezzo molto diverso rispetto al valore attuale dell’indice (le cosiddette “out-of-the-money”). Ha toccato recentemente punte oltre il valore di 27. Questo valore non si vedeva da un paio d’anni: dobbiamo infatti tornare al 2022 per vedere valori superiori.
  • Indice Fear & Greed: Creato dalla CNN, questo indice valuta il sentiment degli investitori analizzando sette indicatori di mercato, tra cui la volatilità, il momentum del prezzo, la domanda di asset rifugio e l’ampiezza del mercato. Il punteggio varia da 0 a 100, dove valori bassi indicano paura estrema e valori alti indicano avidità estrema. Nel corso di marzo è arrivato anche a toccare il valore di 17, che indica “estrema paura”.

La nave giusta: il Piano di Accumulo

Il Piano di Accumulo del capitale (o PAC), detto anche in inglese Dollar Cost Averaging (DCA), è un investimento costante nel tempo, con importi e intervalli regolari.

Questo approccio consente di comprare sempre a prezzi diversi, andando così a mediare nel tempo il prezzo medio di carico. Quindi, nel caso, ad esempio, di un mercato ribassista, tenderemo a comprare a prezzi più vantaggiosi.

Prima di addentrarci nell’analizzare questa ultima premessa vorrei fare un passo indietro, spiegando quando è preferibile avere un piano di accumulo.

Bisogna infatti partire sempre dalla situazione di un potenziale investitore e dall’obiettivo finale che vuole raggiungere. Ed è qui che entra in gioco il ruolo fondamentale del consulente, perché – ricordiamoci – in primis investire vuol dire rinunciare a qualcosa oggi per un obiettivo più importante in futuro. 

Citando il mio collega, nonché il nostro Head of Investment Advisory Andrea Rocchetti: “La diversificazione funziona, l’attenzione ai costi paga, investire per obiettivi è fondamentale”.

Il PAC può essere certamente un buono strumento di investimento durante un momento di mercato negativo, ma è soprattutto un’opzione efficace per investire la liquidità che gradualmente si accumula sul conto corrente. Si tratta di quel semplice sacrificio quotidiano che oggi non pesa, ma che permette di raggiungere un domani un obiettivo più grande, e potenzialmente più difficile da raggiungere se ci si attiva all’ultimo minuto. Pensate di accumulare un capitale per comprare o ristrutturare la vostra casa, quella dei vostri figli, prendervi cura delle persone care o di voi stessi nei momenti di fragilità che potranno esserci nel corso della vita, garantire un futuro sereno e un percorso di studi internazionale ai vostri figli o nipoti, o di crearvi un’integrazione pensionistica che vi consenta di godervi gli anni di meritato riposo: qualsiasi sia l’obiettivo, la strategia del PAC potrebbe aiutarvi a raggiungerlo più facilmente.

Crisi dei mercati e il ruolo del PAC

Andiamo ora a esplorare il punto che avevo tenuto in sospeso, ovvero che nel caso di un mercato ribassista, tenderemo a comprare a prezzi più vantaggiosi. 

Vorrei mostrarvi come un investimento con un PAC effettivamente migliori il ritorno finale durante una fase di crisi e soprattutto riduca il tempo per recuperare.

Insieme ai colleghi del team di asset allocation abbiamo analizzato i diversi andamenti di due investimenti, uno con solo investimento iniziale mentre l’altro con attivazione contestuale di un PAC. Il periodo preso in considerazione è quello prima delle principali crisi di mercato del nuovo millennio: il crollo del 2000, la crisi finanziaria del 2008, la pandemia del 2020 e la correzione del 2022. Rimane comunque importante evidenziare che le performance passate non sono indicative di risultati futuri e non costituiscono una garanzia di rendimento

Per il nostro esempio abbiamo considerato due investimenti sull’indice azionario americano (S&P 500).

  • Soluzione unica: €10.000 investiti in un’unica soluzione al picco del mercato prima della crisi.
  • PAC: €10.000 iniziali sempre investiti in un’unica soluzione al picco del mercato prima della crisi ma con contemporanea attivazione di un versamento aggiuntivo mensile di €100.

Crollo anni 2000 

Crisi finanziaria del 2008

Covid nel 2020

Post-pandemia e conflitto Russia-Ucraina 

I quattro grafici soprastanti dimostrano come la scelta – di sicuro difficile psicologicamente – di attivare un PAC in un momento di forte stress sui mercati finanziari porta un beneficio tangibile e aiuta a vivere diversamente una fase complicata per il proprio investimento.

Nel dettaglio si può vedere come durante le crisi più lunghe degli anni 2000, la disciplina del versamento ricorrente ha consentito di tornare in pareggio ben tre anni prima in entrambi i casi. 

Per essere precisi, l’attivazione di un PAC ha consentito di tornare in positivo ben 339 giorni prima durante la crisi degli anni 2000 e 419 giorni prima durante la crisi finanziaria del 2008 scaturita dallo scoppio della bolla sui mutui subprime e dal fallimento di Lehman Brothers. La stessa dinamica si evince anche dall’ultimo recente ribasso dei mercati azionari, ovvero collegato alla elevatissima inflazione e al conflitto Ucraina-Russia.

La crisi del Covid ha invece avuto caratteristiche molto diverse – è stata caratterizzata da una discesa molto rapida ma anche da una risalita altrettanto veloce. Questo non ha creato le premesse per un miglioramento dei tempi di recupero tramite l’utilizzo del Piano di Accumulo.

Tempo di Recupero
Con PACSenza PAC
Crollo anni 200019042243
Crisi finanziaria del 2007 -200812181637
Covid175173
Post Pandemia e Conflitto Russia – Ucraina 574709

Vedendo questi numeri, mi sono chiesto: “Fino a che punto il piano di accumulo è utile durante un mercato “orso” prolungato per recuperare prima?”

Ho considerato quale sarebbe stato il versamento ricorrente minimo possibile nelle tre crisi in questione (escludendo il Covid), per far tornare in positivo il capitale almeno il 10% più rapidamente rispetto a non effettuare alcun versamento.

Le evidenze mostrate in questa tabella sono molto interessanti.

PAC mensileTempo di recupero in giorniDelta in giorni rispetto soluzione senza PAC
Crollo anni 20000,4% del capitale2022-221
Crisi finanziaria del 2007 -20080,4% del capitale1591-46
0,5% del capitale1298-339
Post Pandemia e Conflitto Russia – Ucraina 0,7% del capitale696-13
0,8% del capitale574-135

Quello che emerge è che aggiungendo un contributo mensile compreso tra lo 0,4% e lo 0,8% del capitale investito totale durante queste tre crisi, sarebbe stato possibile ritornare in positivo circa il 10% dei giorni prima.

Questo ci conferma la potenzialità del contributo ricorrente nel mediare i prezzi di carico in questi scenari negativi prolungati, anche qualora il capitale investito fosse rilevante.

Se prendessimo, ad esempio, un capitale investito pari a 100mila euro, un piano di accumulo compreso tra 400€ e 800€ al mese avrebbe consentito di ridurre in maniera sensibile il tempo di recupero. 

Tiriamo le somme insieme

Arrivati a questo punto e prima di concludere, urge porre in evidenza come il piano di accumulo capitale o PAC sia solamente una modalità di investimento e non lo strumento o l’asset allocation con cui investire.

Ogni strategia può essere diversa, e anche la tipologia di strumento su cui si effettua un PAC comporta risultati potenzialmente diversi – sia per un tema di costi, sia per come l’importo viene ripartito all’interno dell’investimento. Ogni decisione di investimento, incluso l’avvio di un PAC, dovrebbe essere valutata tenendo conto del proprio profilo di rischio e degli obiettivi finanziari personali con l’aiuto di un consulente.

Voglio concludere dicendo che investire tramite un versamento ricorrente mensile (PAC) non significa inseguire i rendimenti più alti, ma sviluppare disciplina, ridurre le decisioni emotive e trasformare la volatilità del mercato in un vantaggio.

Il PAC consente agli investitori di partecipare ai mercati con fiducia, indipendentemente dal contesto economico.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.