Come investire un’eredità

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Investire un’eredità non è soltanto una questione di rendimenti. Ricevere denaro, immobili o strumenti finanziari può cambiare la propria situazione economica, senza rendere automaticamente più semplici le decisioni. Se la successione coinvolge altri eredi, proprietà indivise o debiti, il valore dei beni ricevuti può essere molto diverso dalle somme realmente disponibili.

Il capitale, inoltre, deve trovare posto in un equilibrio già fatto di redditi, impegni familiari e progetti. C’è chi potrebbe utilizzarlo per ridurre un finanziamento e chi, avendo risparmi sufficienti, può destinarne una quota alla crescita patrimoniale. La scelta tra BTP, ETF e altri investimenti arriva dunque dopo aver chiarito queste priorità. 

Vediamo come gestire l’eredità, quali strumenti valutare e come costruire una strategia coerente con gli obiettivi futuri.

Cosa fare dopo aver ricevuto un’eredità prima di investire

L’eredità può comprendere depositi bancari, titoli acquistati dal defunto, immobili e partecipazioni societarie; non tutti, però, sono subito liquidabili. 

Una casa ereditata insieme ad altri beneficiari, ad esempio, non può essere gestita con la stessa libertà di una somma di denaro già disponibile. Allo stesso modo, eventuali debiti o adempimenti successori possono ridurre il patrimonio o ritardarne l’utilizzo.

Occorre quindi verificare quali beni siano stati effettivamente ereditati, il loro valore e gli eventuali obblighi ancora da soddisfare.

Verificare i beni ereditati e gli eventuali debiti

La ricostruzione dell’asse ereditario consente di avere un quadro completo della situazione patrimoniale, distinguendo il valore dei beni ricevuti dalle risorse che potranno essere destinate agli investimenti.

Ecco cosa bisogna controllare:

  • conti correnti e depositi: quali somme sono presenti, se ci sono vincoli e quali documenti servono per renderle disponibili;
  • titoli finanziari: quali azioni, obbligazioni, fondi ed ETF sono stati ereditati, quanto valgono e quali costi comportano;
  • immobili: a chi spettano le proprietà, se ci sono mutui ancora da pagare, vincoli o spese da sostenere;
  • debiti: quali finanziamenti, debiti fiscali e altri obblighi potrebbero trasferirsi agli eredi;
  • quote ereditarie: come sono suddivisi i beni tra gli eredi e se sono necessari accordi per procedere alla divisione.

Tra questi aspetti, la presenza di eventuali debiti richiede particolare attenzione, perché con l’accettazione pura e semplice l’erede può risponderne anche con il proprio patrimonio. 

Quando però non si conosce con certezza l’entità delle passività, è possibile valutare l’accettazione con beneficio d’inventario, una procedura che consente di tenere separati i beni ereditati da quelli personali, nei limiti previsti dalla legge. La scelta va esaminata con un notaio, evitando nel frattempo atti che potrebbero comportare un’accettazione tacita dell’eredità.

Considerare imposte di successione e spese

Accertata la consistenza dei beni, il capitale disponibile va depurato dagli oneri fiscali. Nel 2026, al coniuge e ai parenti in linea retta si applica il 4% sulla quota imponibile eccedente un milione di euro per beneficiario; fratelli e sorelle pagano il 6% oltre una franchigia individuale di 100.000 euro. 

Agli altri parenti e affini individuati dalla legge si applica il 6% senza franchigia ordinaria, agli altri beneficiari l’8%. Per le persone con disabilità grave riconosciuta è prevista una franchigia di 1,5 milioni di euro.

La dichiarazione di successione va generalmente presentata entro dodici mesi dall’apertura. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 opera l’autoliquidazione dell’imposta, da versare entro 90 giorni dalla scadenza del termine dichiarativo, salvo le modalità di rateazione previste. 

Sugli immobili si aggiungono ordinariamente imposte ipotecarie e catastali del 2% e dell’1%, con importi minimi e possibili agevolazioni. Soltanto al netto di queste uscite, delle spese amministrative e dei debiti si può stimare la parte investibile. 

Come gestire il denaro ereditato e stabilire quanto investire

La somma disponibile, tuttavia, non è l’unico elemento da considerare. Ereditare 100.000 euro senza avere debiti è diverso dal ricevere la stessa cifra con un mutuo da rimborsare e figli a carico. La destinazione del capitale dipende quindi dai redditi, dai risparmi già accumulati e dalle spese future, che insieme definiscono la situazione finanziaria familiare.

Debiti, liquidità e protezione dall’inflazione

Un finanziamento oneroso può suggerire di utilizzare parte dell’eredità per ridurlo, ma l’estinzione anticipata richiede un confronto tra interessi residui, condizioni contrattuali e rischio dell’investimento alternativo. Definiti questi impegni, resta da stabilire la riserva immediatamente accessibile: circa sei mesi di spese essenziali possono essere un punto di partenza, da adattare alla stabilità del reddito e alle responsabilità familiari.

Conservare somme eccessive sul conto per anni, tuttavia, espone alla perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. Ipotizzando un aumento medio dei prezzi del 2% annuo, dopo dieci anni 100.000 euro non remunerati avrebbero un valore reale equivalente a circa 82.000 euro attuali.

La parte di eredità da lasciare sul conto va quindi commisurata alle esigenze personali, considerando che i depositi bancari ammissibili sono generalmente garantiti fino a 100.000 euro per depositante e per banca.

Definire obiettivi e orizzonte temporale

Stabilita la somma da mantenere disponibile, occorre decidere come utilizzare il capitale restante e soprattutto quando potrebbe essere necessario recuperarlo. Chi prevede di acquistare casa tra due anni, ad esempio, dovrà limitare il rischio di subire perdite proprio al momento dell’acquisto. 

Un investimento destinato alla pensione, invece, può avere un orizzonte più lungo, durante il quale affrontare le oscillazioni dei mercati.

La scelta degli strumenti dipende quindi dagli obiettivi e dal tempo a disposizione.

ObiettivoOrizzonte indicativoStrumenti da valutare
Spese imprevisteEntro 12 mesiConti correnti e depositi svincolabili
Spese già programmate1–3 anniDepositi e obbligazioni con scadenze adeguate
Progetti familiari3–7 anniPortafogli obbligazionari o bilanciati
Crescita del patrimonioOltre 7–10 anniPortafogli diversificati di azioni e obbligazioni
Pensione integrativaFino al pensionamentoFondi pensione con comparti adeguati al proprio profilo

La tabella offre indicazioni generali: gli strumenti finanziari presentano rischi differenti e non garantiscono l’assenza di perdite.

L’orizzonte temporale non è però l’unico criterio da considerare. La scelta deve tenere conto anche della situazione finanziaria personale e della capacità di sostenere eventuali perdite, senza dover rinunciare agli obiettivi stabiliti.

Dove investire un’eredità: BTP, ETF, azioni e immobili

Gli strumenti vanno giudicati alla luce della destinazione delle somme, ma anche di ciò che già compone il patrimonio. Chi possiede diversi immobili, ad esempio, ha un’esposizione a un’attività poco liquida che non dovrebbe ignorare quando decide come investire il denaro ereditato.

BTP e obbligazioni

I BTP pagano cedole secondo le condizioni dell’emissione e rimborsano il valore nominale alla scadenza, salvo inadempimento dell’emittente. Il rendimento effettivo dipende anche dal prezzo di acquisto; vendendo anticipatamente si affrontano inoltre oscillazioni legate soprattutto ai tassi. 

Nelle obbligazioni societarie conta anche il rischio di credito. Da qui l’importanza di allineare scadenze e necessità finanziarie, senza scambiare la regolarità delle cedole per una garanzia sul prezzo di vendita.

ETF e fondi d’investimento

Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono fondi quotati in Borsa, spesso indicizzati, che consentono diinvestire in panieri di titoli. Un ETF azionario globale distribuisce l’esposizione tra più società e mercati, diversamente da un prodotto concentrato su un singolo settore; ciò non impedisce perdite anche significative. Gli ETF obbligazionari, dal canto loro, risentono di tassi e qualità creditizia degli emittenti.

Indice replicato, costi correnti, metodo di replica, liquidità e rischio valutario richiedono quindi attenzione, come illustrato dalla guida Moneyfarm su come scegliere un ETF. Va considerata anche la correlazione tra strumenti: moltiplicare i prodotti non equivale necessariamente a diversificare il portafoglio.

Azioni e immobili ereditati

Investire in singole azioni espone alle oscillazioni dei titoli scelti, con rischi maggiori quando il capitale è concentrato in poche società. Diverso è il caso degli immobili ricevuti in eredità, per i quali occorre valutare se mantenerli o venderli.

La locazione può garantire entrate periodiche, dalle quali vanno però sottratte imposte, manutenzione e spese legate agli eventuali periodi senza inquilini. La vendita, invece, rende disponibile capitale da investire altrove, tenendo conto dei tempi necessari, dei costi e delle possibili conseguenze fiscali. La decisione dipende quindi dal rendimento netto atteso e dalla quota di patrimonio già investita nelsettore immobiliare, oltre che dalle esigenze personali.

Come investire un’eredità di 150.000 euro: esempio pratico

Immaginiamo una persona di 45 anni che riceva un’eredità di 150.000 euro netti e disponibili, abbia un reddito stabile, nessun debito oneroso e voglia sostenere gli studi di un figlio, destinando parte del capitale agli investimenti di lungo periodo.

Una possibile ripartizione, puramente esemplificativa, potrebbe essere questa:

DestinazioneImportoQuota
Fondo di emergenza15.000 €10%
Spese familiari entro tre anni30.000 €20%
Obbligazioni diversificate45.000 €30%
ETF azionari globali60.000 €40%
Totale150.000 €100%

Dei 150.000 euro, 45.000 rimarrebbero disponibili per imprevisti e spese familiari, mentre i restanti 105.000 sarebbero investiti in obbligazioni (circa il 43%) e azioni (57%).

Questa ripartizione comporta comunque dei rischi. Se la parte azionaria perdesse il 20%, il suo valore scenderebbe da 60.000 a 48.000 euro. Le obbligazioni potrebbero contenere la perdita complessiva, ma non necessariamente compensarla.

Le percentuali vanno quindi scelte in base alle perdite che si è in grado di sostenere e riviste nel tempo, poiché l’andamento dei mercati può modificare la composizione iniziale del portafoglio.

Investire l’eredità subito o gradualmente con un PAC?

Una volta stabilito come distribuire il capitale ereditato, occorre scegliere quando investirlo, valutando se impiegare subito l’intera somma oppure procedere gradualmente. La differenza riguarda l’esposizione ai mercati: investire tutto immediatamente comporta oscillazioni fin dall’inizio, distribuire gli acquisti nel tempo consente invece di acquistare a prezzi differenti.

Riprendendo l’esempio precedente, i 60.000 euro destinati alle azioni potrebbero essere investiti in dodici versamenti mensili da 5.000 euro, seguendo il principio del Piano di Accumulo del Capitale (PAC).

Questa modalità riduce il rischio di concentrare gli acquisti in un momento sfavorevole, ma non garantisce rendimenti migliori. Se i mercati salgono, infatti, la parte non ancora investita non beneficia dei rialzi.

Il PAC Moneyfarm consente di effettuare investimenti periodici, in autonomia o in gestione, secondo il proprio profilo di rischio.

Come vengono tassati gli investimenti effettuati con un’eredità

La fiscalità è un altro aspetto da considerare nella gestione di un’eredità, perché le imposte non riguardano soltanto il trasferimento dei beni, ma anche i rendimenti degli investimenti successivi.

Se il denaro ricevuto viene investito, molti proventi e plusvalenze imponibili sono soggetti al 26%, rispetto al 12,5% applicato ai rendimenti dei Titoli di Stato italiani e degli altri titoli pubblici agevolati. Gli ETF armonizzati beneficiano di un trattamento specifico per la quota riferibile a questi ultimi.

La situazione è diversa quando si ereditano strumenti finanziari già acquistati dal defunto. Per le azioni, il costo fiscalmente riconosciuto, utilizzato per calcolare l’eventuale plusvalenza alla vendita, corrisponde generalmente al valore rilevante ai fini della successione. Il trasferimento di fondi ed ETF può invece comportare una tassazione sui rendimenti maturati fino al decesso.

Sul risultato netto degli investimenti incidono inoltre le commissioni e l’eventuale imposta di bollo, generalmente pari allo 0,20% annuo sui prodotti finanziari.

Quali errori evitare quando si investe un’eredità

La gestione di un’eredità richiede attenzione anche alle scelte che possono ridurne il valore nel tempo, soprattutto quando si investe senza considerare i rischi o le proprie esigenze finanziarie.

Tra gli errori da evitare rientrano:

  • investire tutta la liquidità, senza conservare somme per imprevisti e spese programmate;
  • concentrare il patrimonio in pochi titoli, settori o immobili, aumentando il rischio di perdite;
  • mantenere gli investimenti del defunto, senza verificarne costi, rischi e coerenza con i propri obiettivi;
  • aumentare stabilmente le spese, considerando l’eredità una fonte di reddito regolare;
  • puntare a rendimenti elevati per vivere di rendita, senza valutare quanto a lungo il capitale possa sostenere i prelievi;
  • trascurare il monitoraggio, senza verificare come cambia nel tempo la composizione del portafoglio.

Quest’ultimo aspetto è importante soprattutto negli investimenti di lungo periodo. Se le azioni crescono più delle obbligazioni, la quota azionaria aumenta e con essa l’esposizione al rischio. Il ribilanciamento consente di riportare il portafoglio verso le percentuali stabilite, tenendo conto dei costi e delle eventuali conseguenze fiscali.

Perché affidarsi a Moneyfarm per investire un’eredità

Gestire un’eredità consistente può richiedere il supporto di professionisti, soprattutto quando occorre coordinare investimenti, liquidità e obiettivi previdenziali. Con la nostra Gestione Patrimoniale costruiamo portafogli diversificati, principalmente attraverso ETF, che monitoriamo nel tempo, intervenendo con eventuali ribilanciamenti e occupandoci degli adempimenti fiscali previsti dal regime gestito.

Chi preferisce scegliere autonomamente gli investimenti può utilizzare il nostro Conto Trading per acquistare ETF e affiancare un PAC per effettuare versamenti periodici. Se una parte dell’eredità è destinata alla previdenza complementare, offriamo inoltre il Piano Individuale Pensionistico Moneyfarm, con i benefici fiscali previsti dalla normativa e un limite ordinario di deducibilità dei contributi pari a 5.300 euro annui dal 2026.

Attraverso queste soluzioni possiamo accompagnare i nostri clienti nella gestione del patrimonio ereditato, integrando esigenze immediate e obiettivi di lungo periodo all’interno di una strategia finanziaria coerente.

Domande frequenti 

Quanto tempo aspettare prima di investire un’eredità?

Non esiste un periodo obbligatorio. La decisione dipende dai tempi della successione, dalla disponibilità effettiva dei beni e dagli eventuali debiti. Occorre inoltre considerare le spese ancora da sostenere, evitando di investire somme che potrebbero servire a breve.

Come investire 50.000 euro ricevuti in eredità?

La scelta dipende dalla situazione finanziaria personale e dagli obiettivi. Una parte dei 50.000 euro può essere destinata alle spese impreviste, riservando il capitale restante a investimenti diversificati, come obbligazioni ed ETF, secondo l’orizzonte temporale e il rischio sostenibile.

Meglio investire l’eredità in BTP o ETF?

I BTP sono titoli di debito dello Stato italiano, mentre gli ETF possono investire in azioni, obbligazioni e altre attività. Non sono quindi strumenti direttamente equivalenti: la scelta richiede di confrontare rendimento potenziale, scadenze, costi e rischi in relazione ai propri obiettivi.

Si devono vendere le azioni e i fondi ricevuti in eredità?

Non necessariamente. Gli investimenti ereditati possono essere mantenuti se coerenti con i propri obiettivi finanziari. Occorre però verificarne composizione, costi, rischi e conseguenze fiscali di un’eventuale vendita.

È meglio mantenere l’eredità sul conto corrente o investirla?

Una parte del denaro può rimanere sul conto per affrontare spese e imprevisti. Conservare l’intera eredità senza investirla per molti anni, tuttavia, espone alla perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. La scelta dipende dalle somme necessarie nel breve periodo e dagli obiettivi futuri.

Si può versare il denaro ereditato in un fondo pensione?

Sì, rispettando le condizioni della forma pensionistica scelta. I contributi possono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa, ma le somme versate sono soggette a specifiche regole per anticipazioni, riscatti e prestazioni pensionistiche.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.

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