Maggio e i primi giorni di giugno 2026 hanno evidenziato la tensione tra sviluppi positivi specifici per il settore crypto e un contesto macroeconomico più complesso. Il periodo si era aperto con Bitcoin (BTC) sopra gli 80.000 dollari per la prima volta da gennaio, sostenuto da una forte domanda istituzionale e da sviluppi normativi favorevoli.
Nelle settimane successive, tuttavia, il sentiment si è indebolito con il riemergere delle preoccupazioni macroeconomiche. Bitcoin è tornato verso i 60.000 dollari e i flussi verso gli ETF sono diventati negativi, cancellando parte dei guadagni accumulati durante il rally.
Normative più chiare e domanda istituzionale sostengono il mercato
Il 14 maggio il CLARITY Act – la proposta di legge statunitense che mira a definire un quadro normativo più chiaro per le criptovalute, attribuendo competenze specifiche alle autorità di vigilanza – ha ottenuto il via libera dalla Commissione Bancaria del Senato statunitense e, sulla notizia, Bitcoin è salito brevemente fino a 81.965 dollari.
Alcuni analisti, tuttavia, avevano già invitato alla prudenza. In un report pubblicato ad aprile 2026, CryptoQuant aveva osservato come il movimento verso l’area dei 70.000 dollari fosse stato sostenuto principalmente da attività speculative, con segnali limitati di una domanda spot solida e duratura.
Dai massimi di maggio a una fase di consolidamento
La seconda metà di maggio ha reso queste preoccupazioni più evidenti. Bitcoin ha chiuso il mese intorno a 73.500 dollari, in calo di circa il 3,7%. Sebbene la flessione mensile sia stata relativamente contenuta, è arrivata dopo una correzione più significativa rispetto ai massimi raggiunti nelle settimane precedenti.
Ethereum ha terminato maggio vicino a 2.100 dollari, rimanendo al di sotto del picco di aprile a 2.460 dollari e sotto-performando Bitcoin nel periodo considerato. La dominance di Bitcoin si è mantenuta intorno al 58%, lasciando il mercato in quella che CoinMarketCap definisce ancora una “Bitcoin Season”.
Strategy e le tensioni geopolitiche al centro dell’attenzione
Nei primi giorni di giugno, il sentiment si è ulteriormente deteriorato. Il 1 giugno Strategy (ex MicroStrategy) ha comunicato di aver venduto 32 BTC tra il 26 e il 31 maggio per circa 2,5 milioni di dollari, segnando la prima vendita netta di Bitcoin da dicembre 2022. L’operazione rappresentava appena lo 0,0038% delle 843.706 unità detenute dalla società ed era finalizzata a raccogliere la liquidità necessaria per pagare i dividendi di una particolare categoria di azioni emesse dalla società. Sebbene l’impatto finanziario fosse trascurabile, l’annuncio ha attirato l’attenzione degli investitori, considerando il ruolo di Strategy come uno dei più convinti sostenitori corporate di Bitcoin.
Il 3 giugno l’Iran ha lanciato attacchi con missili e droni contro l’aeroporto internazionale del Kuwait, il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrain e alcune basi in Giordania, nella più significativa escalation dalla tregua di aprile. Nel giro di 12 ore sono state chiuse automaticamente posizioni speculative al rialzo con leva finanziaria per oltre 700 milioni di dollari. Bitcoin è sceso sotto i 65.000 dollari e ha continuato a perdere terreno fino a toccare 61.351 dollari nei primi giorni di giugno, avvicinandosi pericolosamente ai minimi di febbraio intorno a quota 60.000 dollari. Il Crypto Fear & Greed Index è sceso a 23 punti, in area “Extreme Fear”. La capitalizzazione complessiva del mercato crypto è passata da 2.530 miliardi di dollari a metà maggio a circa 2.250 miliardi. A quel punto Bitcoin veniva scambiato intorno a 63.000 dollari, circa il 50% al di sotto del massimo storico di 126.000 dollari registrato nell’ottobre 2025.

Il contesto macroeconomico
Fed, inflazione e geopolitica: i temi che guidano i mercati
Tre fattori si sono intrecciati: l’arrivo di un nuovo presidente della Federal Reserve (Fed), il deterioramento della tregua in Medio Oriente e la progressiva scomparsa delle aspettative di taglio dei tassi.
Kevin Warsh è stato confermato il 13 maggio con un voto di 54 a 45, il margine più ridotto per un presidente della Fed nella storia recente, entrando ufficialmente in carica il 22 maggio. È considerato uno dei banchieri centrali più esperti di criptovalute mai arrivati alla guida della Federal Reserve e, prima dell’insediamento, aveva dichiarato investimenti in diverse società legate al settore crypto, successivamente dismessi. In passato aveva definito Bitcoin “il nuovo oro per gli under 40”.
Tuttavia, indipendentemente dall’atteggiamento verso le criptovalute, è stata la dinamica dei tassi a dominare il mercato. Warsh ha ereditato un’inflazione persistente tra il 3% e il 4%, prezzi del petrolio superiori ai 94 dollari al barile e rendimenti obbligazionari elevati. All’inizio di giugno la probabilità che la Fed non effettuasse alcun taglio dei tassi nel 2026 aveva raggiunto il 68,8%, mentre alcuni operatori iniziavano persino a considerare l’ipotesi di ulteriori rialzi. Bitcoin ha seguito da vicino questo repricing delle aspettative, passando dagli 82.000 dollari di metà maggio ai poco più di 60.000 dollari di inizio giugno.
Le tensioni in Medio Oriente e l’aumento dell’avversione al rischio
Il conflitto con l’Iran ha agito da catalizzatore. La tregua di aprile ha iniziato a deteriorarsi a fine maggio, quando alcuni attacchi statunitensi nei pressi di Bandar Abbas hanno provocato una risposta iraniana. Il 3 giugno sono seguiti gli attacchi contro Kuwait, Bahrain e Giordania. Si è così riattivata una dinamica ben nota ai mercati: rialzo del petrolio, revisione al rialzo delle aspettative di inflazione e riduzione della propensione al rischio. Il calo di circa il 15% registrato da Bitcoin tra i massimi di maggio e i minimi di giugno è stato significativamente più ampio rispetto a quello delle azioni, confermando come, nelle fasi di forte tensione geopolitica, le criptovalute continuino a comportarsi prevalentemente come asset rischiosi piuttosto che come strumenti di copertura.
Regolamentazione, dati on-chain e investitori istituzionali
Il CLARITY Act avanza al Senato
Il CLARITY Act ha superato il 14 maggio l’esame della Commissione Bancaria del Senato con un voto bipartisan di 15 a 9. Il disegno di legge, composto da 309 pagine, attribuisce alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC, l’autorità di vigilanza statunitense che regola i mercati dei derivati, come futures, opzioni e swap) la giurisdizione esclusiva sulle commodity digitali e introduce l’obbligo per gli emittenti di stablecoin di mantenere riserve pari al 100% del valore emesso.
Per diventare legge dovrà ora ottenere almeno 60 voti in aula al Senato. Rimane aperta la questione relativa alle norme etiche riguardanti le partecipazioni in criptovalute detenute da funzionari pubblici. La Casa Bianca punta a una firma entro il 4 luglio, anche se l’entrata in vigore effettiva delle nuove regole non avverrebbe prima del 2027.
Cosa indicano i dati on-chain
I dati on-chain hanno fornito indicazioni contrastanti. I wallet attivi giornalieri sono scesi a circa 531.000 unità, mentre i nuovi wallet creati si sono attestati intorno a 203.000, i livelli più bassi degli ultimi due anni. Un segnale che potrebbe indicare prese di profitto e una minore partecipazione degli investitori retail. Le riserve di Bitcoin sugli exchange avevano toccato minimi pluriennali a inizio maggio, ma i successivi deflussi dagli ETF hanno finito per prevalere sulle dinamiche dell’offerta. Il 1 giugno il Chicago Mercantile Exchange, una delle principali borse mondiali di derivati, ha inoltre lanciato futures sulla volatilità di Bitcoin, introducendo il primo strumento regolamentato dedicato alle oscillazioni di prezzo della criptovaluta.
I flussi
Il quadro dei flussi è cambiato significativamente nella parte finale del mese. Fino a metà maggio è proseguita la fase positiva iniziata ad aprile, con sei settimane consecutive di afflussi e un patrimonio netto degli ETF spot su Bitcoin superiore ai 100 miliardi di dollari.
La svolta degli ETF nella seconda metà di maggio
A partire dal 20 maggio circa, tuttavia, la tendenza si è invertita. Gli ETF hanno registrato dieci sedute consecutive di deflussi netti per un totale di circa 3 miliardi di dollari, equivalenti a oltre 40.000 BTC usciti dai prodotti. Il deflusso settimanale di 1,47 miliardi di dollari registrato a fine maggio è stato il più elevato del 2026.
All’inizio di giugno i flussi da inizio anno erano tornati in territorio negativo, a -3,1 miliardi di dollari, mentre parte dei capitali istituzionali e retail si stava orientando verso il tema dell’intelligenza artificiale e verso la nuova ondata di IPO. La stessa infrastruttura ETF che aveva sostenuto il mercato ad aprile è diventata il principale canale attraverso cui gli investitori hanno ridotto l’esposizione al rischio.

Le variabili da monitorare nella seconda metà dell’anno
Continuiamo a monitorare la situazione. Il contesto politico e macroeconomico sta cambiando rapidamente e il CLARITY Act, la transizione alla guida della Federal Reserve e il conflitto con l’Iran stanno contribuendo ad aumentare l’incertezza.
Nel frattempo, l’attenzione degli investitori più orientati al rischio sembra essersi spostata altrove. L’IPO di SpaceX è diventata uno dei principali temi di mercato, attirando interesse da parte di chi cerca la prossima grande storia di crescita e contendendo alle criptovalute una parte dello stesso capitale speculativo.
L’evoluzione di questa dinamica potrebbe influenzare la seconda metà dell’anno tanto quanto le decisioni delle autorità di regolamentazione o le future mosse della Federal Reserve.
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