Come scegliere un ETF nel 2026: la guida completa

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Gli ETF (Exchange‑Traded Funds) sono tra gli strumenti finanziari oggi più apprezzati da privati e investitori per la costruzione di portafogli diversificati e con un costo contenuto. Questi asset vengono scambiati in borsa alla pari di come accade con le azioni e replicano gli indici più conosciuti.

Investire in ETF significa accedere rapidamente a mercati geograficamente differenti, suddivisi per settore o per tipologia. Sono generalmente considerati più sicuri rispetto ad altri strumenti come le azioni singole, proprio per la forte diversificazione che si può ottenere. Ma come scegliere? Quali sono i criteri di cui tenere conto quando si inizia ad investire in questi asset strategici?

In questo articolo vediamo come scegliere un ETF in modo consapevole, analizzando i fattori principali da verificare, le differenze tra azionari e obbligazionari e dove acquistarli.

Cosa sono gli ETFSono fondi quotati in borsa che replicano gli indici di mercato
Come scegliere un ETF nel 2026?Valutando diversi parametri, tramite banca o con una piattaforma di broker online
Quali sono i criteri di selezione?Ci sono diversi fattori da considerare, come il metodo di replica, la dimensione e l’età del fondo, i costi, la liquidità e il volume di scambi
Ci sono rischi ad investire in ETF?Come tutti gli investimenti, ci sono dei rischi, ma con gli ETF sono più contenuti rispetto alle singole azioni

Come scegliere un ETF: cosa considerare

Se investi per la prima volta, consigliamo di non procedere totalmente in autonomia, ma di affidarti ad un esperto o comunque di informarti il più possibile su questi strumenti. Per farlo, puoi seguire corsi specifici, oppure leggere articoli di qualità sul web, oppure ancora acquistare libri in materia.

Quando si valuta un ETF, anche se si è già esperti di investimenti, bisogna tenere presenti diversi fattori che influenzano i costi che si affrontano, ma anche la performance di questi asset nel tempo. Alcuni sono generalmente considerati meno rischiosi di altri, ma in ogni caso si devono conoscere le dinamiche economico-finanziarie attuali prima di decidere. Ecco una raccolta di variabili di cui tenere conto per non sbagliare.

FattoreSpecifiche
FunzionamentoI fondi replicano un indice di mercato, favoriscono la diversificazione, sono quotati in borsa e sono generalmente poco costosi. Possono essere a gestione passiva o attiva
Metodo di replicaReplica fisica o sintetica
Dimensione del fondoSi riferisce alla quantità di denaro che il fondo gestisce. Generalmente più è grande più è stabile
Età del fondoDa quanto tempo è stato aperto. Generalmente più è vecchio più si considera solido. Si consiglia di analizzare lo storico
CostiValutare la percentuale TER annua permette di tenere sotto controllo i costi dell’investimento
Liquidità e volume scambiQuanto facilmente si possono comprare e vendere quote sul mercato
Performance dell’ETFQuanto un fondo ha guadagnato o perso con il tempo
Politica dei dividendiSi può scegliere tra ETF con dividendi ad accumulazione o a distribuzione
Tracking errorQuesto valore indica quanto l’ETF si discosta dal suo indice. Variazioni minime sono quasi sempre presenti, ma un valore alto è un elemento di rischio
TassazioneImposte sui dividendi e sulle plusvalenze, con aliquota generalmente al 26%

1.      Il funzionamento generale degli ETF


Prima di tutto è necessario considerare nello specifico cosa sono gli ETF, e in cosa si differenziano rispetto ad altri strumenti finanziari. Si tratta di fondi che replicano un indice di mercato (che può essere azionario o obbligazionario), sono quotati in borsa come le azioni, ma tramite essi è possibile investire in un paniere diversificato di azioni in una sola volta.

Il vantaggio principale di questi asset è la diversificazione, perché è possibile scegliere tra opzioni differenti in base a criteri specifici, come la collocazione geografica delle società in cui si investe, oppure per settori specifici o secondo altri parametri. In generale si tratta di investimenti poco costosi da inserire nel portafoglio.

Gli ETF sono generalmente passivi, ovvero replicano fedelmente gli indici, meno frequentemente sono attivi, nel momento in cui viene applicata una strategia che va a regolare l’investimento manualmente nel tempo.

2.      Il Metodo di replica dell’ETF


Come abbiamo visto, questi fondi replicano degli indici di mercato, tramite replica fisica (si acquistano effettivamente i titoli dell’indice) oppure con replica sintetica (tramite dei derivati). L’opzione che si sceglie può influenzare costi e rendimenti, tenendo conto che puntare sui derivati è più complesso e richiede maggiori conoscenze specialistiche.

Esistono anche forme di replica mista che uniscono le caratteristiche di entrambe le opzioni. La replica sintetica solitamente genera meno errori, mentre la replica fisica è considerata la più trasparente.

3.      La dimensione del fondo


Anche la dimensione del fondo può incidere sulla scelta dell’ETF su cui investire. Ci si riferisce in questo caso al totale del denaro che il fondo gestisce. In linea generale si può dire che quelli che hanno un patrimonio gestito maggiore sono collegati ad una migliore stabilità, a costi inferiori e a rischi di default minori.

Nella pratica, più il fondo è grande più vuol dire che gli investitori scelgono di puntare su di esso, mentre se è piccolo può essere un asset poco conosciuto o di nicchia, per cui i rischi dell’investimento sono più elevati.

Inoltre i fondi più grandi resistono meglio al rischio di chiusura, mentre i più piccoli possono essere chiusi facilmente, obbligando di fatto gli investitori a vendere. In ogni caso non è detto che un ETF grande sia necessariamente migliore di un altro, per cui vanno valutate insieme le diverse variabili.

4.      L’età del fondo

L’età di un fondo spesso è un elemento trascurato, ma non meno importante. Ci sono quelli più giovani (ad esempio quelli aperti da meno di 3 anni) o meno giovani (come quelli che hanno più di 7 anni). Anche questo fattore può influire sul rischio di chiusura, perché generalmente i fondi nuovi hanno meno investitori e quindi una dimensione inferiore.

I fondi considerati più solidi sono anche quelli che hanno un’età più avanzata e che attirano l’attenzione di molti investitori. Senza contare che gli ETF più vecchi hanno dati storici che si possono visionare e confrontare, per fare una panoramica dell’andamento e dei rendimenti nel tempo.

Anche in questo caso, non bisogna fidarsi di regole assolute: non è detto che un’età più avanzata significhi più stabilità, ma vanno confrontate le diverse caratteristiche dell’ETF. Un elemento aggiuntivo che si può considerare è il luogo in cui è stato aperto il fondo.

5.      Il costo: TER (Total Expense Ratio)

Un elemento da considerare importante quando si investe è il costo dell’investimento. Si indica con TER (Total Expense Ratio) la commissione di gestione annuale. Più questo valore è basso, meno va ad erodere i rendimenti che puoi ricavare dagli ETF nel tempo.

Questa spesa infatti viene sottratta direttamente dal patrimonio dell’investitore. Il TER è un aspetto importante da considerare perché ha un effetto cumulativo sul lungo periodo, ed è un fattore che spesso passa inosservato.

I migliori in termini di costi si aggirano intorno ad un TER sotto lo 0,20% annuo, mentre quelli attivi o tematici possono prevedere costi più elevati. Confrontare diverse possibilità è consigliato quando si deve decidere come investire, per non rischiare di perdere denaro.

6.      Liquidità e volume di scambi


Quando si parla di liquidità in un ETF ci si riferisce a quanto facilmente è possibile comprare o vendere quote sul mercato. Si misura in valore medio giornaliero e in base allo spread (differenza tra prezzo di acquisto e costo di vendita).

Gli ETF con alta liquidità hanno in genere spread più stretti, per cui i costi di compravendita si riducono. Quelli poco liquidi al contrario sono legati a spread più ampi, per cui nella pratica compri ad un prezzo più alto e vendi ad uno più basso (andando in perdita). Quelli con volume elevato e spread contenuto sono generalmente considerati i migliori tra cui scegliere.

7.      Performance dell’ETF nel tempo

Un elemento che può influenzare largamente la scelta è la performance nel tempo, che si può valutare soprattutto nel caso di strumenti più vecchi. Si tratta di osservare quanto il fondo ha guadagnato o perso nel trascorrere del tempo, analizzando i dati storici.

Anche se non è possibile prevedere del tutto cosa accadrà basandosi solo su queste informazioni, questo elemento è vantaggioso per farsi un’idea dell’andamento dell’ETF scelto, o per sapere quanto l’asset è stato soggetto a oscillazioni o è rimasto stabile nel tempo.

Questa valutazione aiuta a confrontare più ETF per selezionare quello meno rischioso, guardando i rendimenti annui passati.

8.      Politica dei dividendi


Un fattore da conoscere è come vengono gestiti i ricavi che derivano dall’investimento, per cui è possibile scegliere tra:

  • ETF ad accumulazione: nel caso in cui i dividendi vengono reinvestiti in modo automatico nel fondo;
  • ETF a distribuzione: quando i dividendi vengono immediatamente distribuiti agli investitori.

Il primo caso è indicato a chi intende investire sul lungo periodo, mentre il secondo è adatto a chi desidera una rendita periodica dal proprio investimento. La scelta quindi cambia in base alla strategia che si vuole seguire e dagli obiettivi di reddito.

9.      Tracking error


Questo valore indica quanto l’ETF specifico sta seguendo il suo indice di riferimento e quanto invece si discosta da esso. Più questo valore risulta basso, più sta replicando fedelmente l’indice.

Si tratta di una sorta di deviazione dalla linea standard seguita, presente quasi sempre in piccola misura. Un tracking error alto indica variazioni importanti, per cui questo asset può essere più instabile e comportare un rischio aggiuntivo per chi investe.

10.  Tassazione

Quando si parla di tassazione, in riferimento all’Italia, bisogna distinguere tra diverse tipologie di imposte applicate:

  • tassazione dei dividendi: l’aliquota è al 26% nel 2026 (questa tassa non si applica nel caso di ETF ad accumulazione, per cui si pagano le imposte successivamente);
  • tassazione sulle plusvalenze: si applica sulla differenza di prezzo di vendita e quello di acquisto dell’ETF, con aliquota al 26%. Sulle obbligazioni riferite ai Titoli di Stato italiani possono esserci eccezioni al 12,5%.

Sui fondi esteri possono applicarsi imposte diverse, ma in genere si evita la doppia imposizione grazie ad accordi tra Stati. In un PAC di ETF si applica l’imposta al 26% sulle plusvalenze percepite.

Come scegliere un ETF in cui investire in Italia

Molti investitori italiani scelgono di investire su ETF quotati direttamente alla Borsa Italiana, evitando così conversioni tra valute che possono generare delle perdite. In questo caso scegliere asset in euro consente di gestire il rischio, optando per broker o banche italiane. Sostanzialmente come investitore puoi scegliere tra due opzioni: scegliere un ETF azionario o uno obbligazionario.

FattoreETF azionarioETF obbligazionario
Tipologia investimentoAzioni di societàTitoli di Stato o obbligazioni corporate
Cosa considerareZona geografica, settoreScadenza, durata, tipologia
RendimentoVariabile, potenzialmente più altoRendimento contenuto, meno variabilità
RischioPiù elevatoContenuto
Orizzonte temporaleMedio-lungo termineBreve-medio termine
Cosa monitorareTrend di settore, cambiamenti di mercato, evoluzioni aziendaliTassi di interesse, inflazione

Come scegliere un ETF azionario

Quando si sceglie un ETF sul mercato azionario, bisogna valutare quali società sono le migliori su cui puntare, ad esempio in base alla copertura geografica, ma anche in relazione al peso del settore su cui si intende puntare (ad esempio nel 2026 sono tra i più seguiti quelli su tecnologia, energia, finanza, intelligenza artificiale e farmaceutica).

ETF settoriali possono essere affiancati da altri tipi di strumenti finanziari, per diversificare ulteriormente. Selezionare l’area giusta su cui investire permette rendite interessanti nel tempo, ma si consiglia di monitorare attentamente l’andamento delle aziende che si muovono in un determinato ambito e tenere d’occhio eventi improvvisi che possono coinvolgerle.

Come scegliere un ETF obbligazionario

Gli ETF obbligazionarireplicano indici di titoli di Stato, obbligazioni corporate o strumenti simili. Bisogna quindi considerare scadenze e durata, tenendo conto che le obbligazioni governative sono generalmente asset più sicuri rispetto a quelle corporate o alle azioni societarie.

Tenere d’occhio i tassi di interesse e l’inflazione è altrettanto importante, per evitare che questi possano erodere la rendita. Obbligazioni più prudenti possono essere quelle che richiedono un orizzonte temporale di investimento più corto, ma in ogni caso va valutato il caso specifico.


Come scegliere un ETF in cui investire all’estero

Investire su mercati esteri può offrire accesso a possibilità più ampie, ad esempio puntando su mercati emergenti oppure su USA o Asia, ma devi considerare il rischio intorno al cambio della valuta, oltre a regole e commissioni specifiche che possono presentarsi.

Alcuni esempi importanti sono MSCI World o S&P 500, con livelli specifici di rischio e potenziale rendimento. Si consiglia di prediligere fondi di dimensione più ampia per limitare i rischi e di seguire l’evoluzione delle dinamiche geopolitiche nel tempo.

Dove acquistare un ETF

I fondi si acquistano, al pari di come avviene per le azioni, tramite un broker o una piattaforma di trading online autorizzata, oppure passando per i servizi messi a disposizione dagli istituti bancari.

Quando si sceglie una piattaforma online, vanno analizzati diversi aspetti come le certificazioni del soggetto scelto, per evitare di cadere in truffe o servizi poco trasparenti. Bisogna quindi informarsi su:

  • costi dei servizi;
  • opzioni disponibili;
  • quali sono gli ETF disponibili;
  • modalità di investimento;
  • gestione amministrata o autonoma delle imposte;
  • possibilità di ricevere assistenza.

Nella scelta, nel 2026 si possono prediligere quelli ad alto potenziale, in relazione ad esempio alla tecnologia e all’AI, strumenti che puntano sul settore dell’energia oppure scegliere quelli che replicano indici molto ampi sul mercato globale.

Va ricordato che non esiste un ETF migliore di un altro in modo universale, ma ci sono strumenti adatti a specifici obiettivi di investimento, al tuo orizzonte temporale e alla tua tolleranza al rischio.

Scegliere richiede una comprensione dei principali criteri di selezione visti prima, dai costi alla liquidità, dalla replica dell’indice alla diversificazione geografica o settoriale. Un approccio disciplinato e strategico ti aiuta a costruire un portafoglio solido e coerente con i tuoi obiettivi finanziari.

Con un Conto Trading Moneyfarm ad esempio puoi investire in modo intuitivo sugli ETF, con un ampio accesso al mercato globale e una visione completa del tuo portafoglio. Puoi infatti utilizzare strumenti specifici di analisi per monitorare nel tempo i tuoi investimenti, in regime fiscale amministrato.

Oppure puoi usufruire di un Piano di Accumulo del Capitale in ETF senza commissioni, attivandolo in un minuto con Moneyfarm. Questa soluzione è l’ideale per ridurre l’impatto della volatilità dei mercati, soprattutto in periodi economici incerti.

Domande frequenti


Come scegliere un ETF nel 2026?

Per scegliere nel 2026 dovresti valutare diversi fattori, come il metodo di replica (fisica o sintetica), i costi (TER), la dimensione e l’età del fondo, la liquidità, la performance storica e il tracking error. La scelta deve essere inoltre coerente con i tuoi obiettivi di investimento e la personale tolleranza al rischio.

Qual è la differenza tra ETF azionari e obbligazionari?
Gli ETF azionari investono in azioni di società e offrono rendimenti potenzialmente più elevati, ma con un rischio più alto dovuto ad una maggiore volatilità. Gli ETF obbligazionari invece replicano titoli di Stato o obbligazioni corporate e hanno generalmente un rischio più contenuto e rendimenti più stabili (anche se più bassi).

Quanto costano gli ETF?
Il costo principale è da valutare in termini di TER (Total Expense Ratio), ovvero la commissione annua che va poi a pesare direttamente sul rendimento. I più economici hanno generalmente un TER inferiore allo 0,20%, mentre quelli tematici o con una gestione attiva possono avere costi più elevati.

È rischioso investire in ETF?
Gli ETF comportano dei rischi, come tutti gli investimenti finanziari, ma grazie alla diversificazione sono generalmente meno rischiosi rispetto all’investimento in singole azioni. Il livello dipende comunque dal tipo di strumento che si sceglie, dal mercato di riferimento e dalle condizioni geopolitiche.

Dove si acquistano gli ETF?
Si comprano utilizzando una piattaforma di trading online (broker) oppure tramite i servizi delle banche tradizionali. È importante scegliere intermediari autorizzati, valutando costi, strumenti disponibili e possibilità di accedere ad analisi strutturate dell’investimento. Va tenuto presente che negli ultimi anni si sono diffuse moltissime truffe intorno al trading online e agli investimenti in generale, per cui è consigliato verificare se il soggetto scelto come intermediario è regolare.

Quanto rende un ETF?

Il rendimento è variabile in base al mercato di riferimento, al settore e alle condizioni macroeconomiche. Gli azionari possono offrire rendimenti interessanti, anche al 7% annuo sul lungo periodo, ma affrontando maggiori rischi. Gli ETF obbligazionari, invece, tendono ad avere rendite più contenute (in genere tra il 2% e il 4%), ma con un livello di rischio più basso.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.