Per gran parte della loro storia, gli sport invernali sono stati un fenomeno fragile, quasi accidentale. Per praticarli, devono convergere tre variabili non negoziabili: geografia, clima e calendario. Senza montagne, senza freddo e al di fuori di una breve finestra stagionale, semplicemente non esistono. Proprio per questo è interessante osservare come un fenomeno nato ai margini, limitato nello spazio e nel tempo, si sia trasformato in un’industria globale, economica e culturale.
Anche le prime Olimpiadi invernali riflettevano questa natura: Chamonix 1924 fu più un esperimento che un evento planetario, con pochi atleti, pubblico contenuto e un impatto commerciale minimo. Per decenni queste discipline sono rimaste ancorate alle economie alpine e nordiche.
Negli ultimi vent’anni il settore ha cambiato scala. L’audience globale è cresciuta in modo strutturale, sostenuta dall’aumento del valore dei diritti media e dalla distribuzione digitale, che ha trasformato eventi stagionali in contenuti fruibili tutto l’anno. I diritti olimpici sono passati da centinaia di milioni nei primi anni 2000 a contratti pluriennali da diversi miliardi. Anche il turismo montano si è ampliato, rendendo l’esperienza della neve accessibile a un pubblico internazionale.
Il caso della Cina è emblematico: prima della candidatura di Pechino 2022, lo sci era marginale; in pochi anni, politiche pubbliche mirate e l’effetto-Olimpiadi hanno coinvolto centinaia di milioni di praticanti. Si tratta di una testimonianza del fascino straordinario di queste discipline, capaci di tenere incollati agli schermi anche spettatori che non hanno mai visto la neve.
Parte del fascino deriva probabilmente dal fatto che gli sport invernali sono, in senso quasi letterale, una negoziazione continua con le leggi della fisica. Peculiarità che li rende allo stesso tempo complessi e accessibili. In molte discipline il gesto atletico è un esercizio di gestione del rischio entro vincoli non negoziabili: gravità, attrito, resistenza della neve, forza centrifuga.
Anche sui mercati esistono forze strutturali che non possono essere ignorate. Il successo deriva dalla capacità di operare efficacemente all’interno di vincoli che restano, inevitabilmente, fuori dal nostro controllo. Anche noi, nelle scorse settimane, siamo rimasti incollati davanti alla televisione, affascinanti dalla magia degli sport invernali. E, quasi inevitabilmente, ci siamo trovati a cercare analogie con quello che facciamo ogni giorno. In questo articolo, senza pretesa di eccessiva serietà, proveremo a esplorare alcune idee e lezioni che abbiamo trovato lungo il percorso sulla neve e sul ghiaccio.
1. Routine su misura: rischio e ricompensa nel pattinaggio artistico e snowboard
La chiave del successo negli investimenti è trovare il giusto equilibrio tra rischio e rendimento. In certi sport olimpici, come il pattinaggio artistico su ghiaccio o lo snowboard freestyle, questo concetto viene integrato nel regolamento di gara, rendendo l’analisi e della valutazione del rischio un elemento strategico fondamentale.
Nel pattinaggio artistico, per esempio, ogni salto garantisce un punteggio base crescente in funzione della difficoltà e del numero di rotazioni. Un salto triplo può avere un valore base che, a seconda della tipologia, si colloca indicativamente tra i 4 e gli 8 punti. Un salto quadruplo supera spesso i 10 punti di valore base. Il quadruplo Axel, che prevede quattro rotazioni e mezza in aria (l’Axel parte infatti da una rotazione e mezza in più rispetto agli altri salti), è l’elemento più complesso mai eseguito in gara e presenta un valore base ancora più elevato.
Tuttavia, il valore base rappresenta solo il potenziale teorico. Per trasformarlo in punteggio effettivo entra in gioco il GOE (Grade of Execution), che può aumentare o ridurre significativamente il risultato in funzione della qualità dell’esecuzione. Una caduta comporta inoltre una penalità specifica, che può erodere rapidamente il vantaggio accumulato sul piano tecnico. A Milano-Cortina 2026, il favorito al titolo di pattinaggio artistico maschile, Ilia Malinin, che ha presentato un programma di una difficoltà tecnica senza precedenti, ha dovuto rinunciare alla medaglia a seguito di alcune cadute.
Questa tipologia di punteggio aggiunge un elemento strategico alla gestione del rischio legata alla performance, che ricorda da vicino il trade-off tra rischio e rendimento che esiste negli investimenti. La chiave non è sempre massimizzare la difficoltà, ma ottimizzarla rispetto alla propria probabilità di successo. Gli atleti inseriscono elementi ad alto rischio solo quando in allenamento li eseguono con una frequenza tale da rendere il valore atteso positivo. La routine diventa così una costruzione equilibrata, che viene appunto costruita in modo simile a un portafoglio diversificato: una base solida di elementi sicuri, qualche scelta ad alto rendimento, e un equilibrio complessivo che tenga conto della propria capacità di assorbire l’errore.
2. Equilibrio di velocità e stabilità: bob e skeleton
Nel bob e nello skeleton la stabilità in curva dipende da un equilibrio fisico preciso, che è supportato dalla velocità. Le piste sono progettate con curve sopraelevate: quando la slitta entra a velocità elevate (oltre 120 km/h nel bob a quattro), la forza centrifuga genera una componente laterale che, combinata con l’inclinazione della parete, mantiene il mezzo aderente alla traiettoria. Se la velocità è troppo bassa, la forza centrifuga non è sufficiente a “sostenere” la slitta lungo la parabolica, e il mezzo perde aderenza rischiando anche di ribaltarsi. Si tratta di un fenomeno controintuitivo che ricorda che andare troppo piano non sempre è sinonimo di maggiore sicurezza.
Negli investimenti il principio è analogo. Un portafoglio troppo conservativo può dare l’impressione della sicurezza, ma potrebbe non generare rendimento reale sufficiente a compensare inflazione e obiettivi di lungo periodo. Al contrario, un’eccessiva esposizione al rischio può produrre volatilità incompatibile con la propria capacità di assorbire perdite.
3. Il peso dei pochi momenti chiave: la lezione del biathlon
Nel biathlon, nel quale si alternano lunghe sessioni di sci di fondo a sfide di tiro di precisione che durano pochi secondi, la classifica si decide spesso al poligono più che sugli sci. Durante una gara, la maggior parte dello sforzo degli atleti viene devoluto nel percorrere lunghe distanze ad alta intensità cardiaca. Ma saper risparmiare qualche secondo quando si tratta di colpire i cinque bersagli dai 50 metri (con il rischio di penalità in caso di bersagli mancati) può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. In gare sprint o inseguimento, dove i distacchi finali sono spesso inferiori ai 30 secondi, un solo bersaglio mancato può costare diverse posizioni.
Le statistiche di Coppa del Mondo mostrano che atleti con tempi sugli sci non eccellenti possono entrare nei primi dieci grazie a uno “zero errori”. Il momento decisivo è concentrato in pochi secondi, che possono avere un peso molto maggiore dei lunghi minuti passati a faticare sugli sci. tanto che gli atleti decidono di tirare il freno nella fase sciata per arrivare più lucidi al momento del tiro.
Nei mercati finanziari la dinamica è simile. Gran parte dei rendimenti di lungo periodo si concentra in poche sedute. Analisi storiche sull’S&P 500 mostrano che l’impatto dei giorni migliori è sproporzionato rispetto alla media complessiva. Un investitore pienamente esposto all’indice avrebbe ottenuto un rendimento cumulato superiore al 1.000%; perdere solo i 10 migliori giorni avrebbe più che dimezzato il risultato finale, mentre mancarne 30 avrebbe ridotto il rendimento di oltre l’80%. Restare fuori dal mercato nei momenti chiave pesa più di molte fasi intermedie. Non tutti i giorni di mercato hanno lo stesso peso, arrivare preparati ai momenti decisivi può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
4. Curling: dalla strategia all’esecuzione attraverso il lavoro di squadra
Il curling è sicuramente uno degli sport invernali più affascinanti. Una delle dinamiche più interessanti è la velocità in cui si passa dalla strategia, alla tattica all’esecuzione attraverso un processo collettivo codificato. Il curling è una partita a scacchi giocata sul ghiaccio. Ogni “end” è una sequenza pianificata di colpi che deve tenere conto della posizione delle stone, dell’ordine di lancio e della gestione del punteggio. La strategia generale viene definita sul momento a seconda del punteggio e del momento della partita.
Il ruolo dello skip, che decide il piano di gioco e chiama i colpi, è centrale: secondo un’analisi della World Curling Federation, le squadre con maggiore percentuale di “shot accuracy” nelle ultime due stone dell’end mostrano un vantaggio competitivo significativo. Ma gli ultimi due lanci sono solo il risultato di un piano di gioco che si è costruito in precedenza. La definizione del piano non è mai un atto solitario. A ogni stone, prima del lancio, si assiste a un breve confronto tra skip, vice-skip e lanciatori. È un processo dialogico che ci ricorda il funzionamento di un comitato investimenti: la leadership è chiara, ma la decisione emerge da un confronto strutturato di informazioni e scenari.
Dopo la chiamata dello skip, però, la responsabilità si frammenta. Il lancio richiede una combinazione di linea (direzione iniziale) e peso (velocità), calibrata su pochi millimetri. Una variazione minima nel rilascio può alterare l’intera traiettoria. Ed è qui che interviene la scopa. Studi condotti negli ultimi anni hanno mostrato che lo sweeping, aumentando temporaneamente la temperatura superficiale del ghiaccio, può ridurre l’attrito e prolungare la corsa della stone anche di uno o due metri, oltre a influenzare la curvatura finale. Il curling dimostra così che la strategia non è un piano rigido, ma un quadro di riferimento che richiede continui aggiustamenti operativi. Un processo che ci ricorda da vicino il lavoro messo in atto da una squadra di investimenti.
5. L’anomalia memorabile: l’effetto Bradbury
Nello short track speed skating il contatto tra atleti è frequente e le cadute multiple fanno parte della dinamica di gara. Tuttavia, quanto accadde ai Giochi Olimpici di Salt Lake City 2002 rappresenta un’eccezione statistica. Nella finale dei 1.000 metri, Steven Bradbury, qualificatosi alla finale anche grazie a episodi favorevoli nelle fasi precedenti, era nettamente ultimo all’ultima curva. In pochi istanti, i quattro pattinatori davanti a lui si scontrarono e caddero; Bradbury, rimasto distante dall’incidente, tagliò il traguardo per primo conquistando l’oro.
L’episodio è diventato simbolo della narrativa dell’outsider che trionfa contro ogni previsione. Ma proprio per questo è memorabile: perché rompe la regola. Nello short track, nella grande maggioranza delle gare, vince l’atleta tecnicamente superiore. La vittoria dell’outsider resta un’anomalia. Nei mercati finanziari esiste una dinamica simile. Sistemi complessi generano talvolta eventi rari, a bassa probabilità ma ad alto impatto, che rimangono impressi nella memoria e influenzano le percezioni.
Questa asimmetria può alimentare bias cognitivi, come l’eccessiva enfasi sugli episodi estremi, la sottovalutazione del rischio o il bias di conferma. Costruire una strategia sopravvalutando l’incidenza dell’evento eccezionale può essere molto rischioso, spesso più rischioso che ignorare la possibilità che esso accada.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





