Chi saranno i protagonisti della rivoluzione dell’IA?

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La scorsa settimana Anthropic, società attiva nel campo dell’Intelligenza Artificiale (IA), ha rilasciato una serie di strumenti per la propria piattaforma Claude Cowork che, tra le altre funzionalità, consentono di automatizzare servizi legali. La notizia ha innescato una forte vendita sui titoli di numerose società di software, in particolare quelle del cosiddetto Software-as-a-Service (SaaS, un software offerto in abbonamento via cloud), poiché gli investitori hanno iniziato a temere un potenziale impatto dirompente su questi modelli di business. Il grafico seguente mostra l’andamento di un ETF composto da aziende di questo tipo.

Questo episodio evidenzia ancora una volta il potenziale di trasformazione dell’IA in diversi settori, mentre le imprese attive in questo ambito continuano a innovare a un ritmo molto sostenuto. Vale quindi la pena analizzare la questione più nel dettaglio.

In primo luogo, è importante ricordare che le società software statunitensi hanno rappresentato un investimento particolarmente interessante negli ultimi anni. Il grafico seguente mostra i margini netti del software statunitense, del settore tecnologico Usa nel suo complesso e dell’intero mercato azionario americano. Si osserva come la redditività delle aziende software sia cresciuta costantemente negli ultimi tre anni, superando persino quella del settore tecnologico nel suo insieme, mentre entrambi restano nettamente al di sopra del mercato statunitense complessivo. Guardando a questi margini, si potrebbe ipotizzare che il software sia un settore particolarmente esposto a possibili dinamiche di disruption.

In secondo luogo, riteniamo importante mantenere l’attenzione sul potenziale macroeconomico dell’Intelligenza Artificiale, in particolare sulla possibilità di una crescita della produttività più sostenuta e duratura. Alcuni segnali in questa direzione stanno emergendo.

Il grafico seguente mostra la produttività del lavoro per ora nel tempo, insieme alla sua tendenza di lungo periodo. Si distinguono due fasi principali: una fase di relativa stagnazione tra i primi anni 70 e la metà degli anni 90 e una ripresa a partire dai primi anni 2000, che sembra aver acquisito ulteriore slancio negli anni più recenti. Una lettura ottimistica dal punto di vista tecnologico suggerirebbe che questa seconda fase coincida sia con la diffusione di Internet sia con le prime fasi dell’espansione dell’IA.

È inoltre importante ricordare che identificare in anticipo i vincitori e i vinti dell’IA è estremamente difficile. Il grafico seguente analizza alcune delle principali società tecnologiche e l’anno della loro quotazione in Borsa (IPO). Il periodo di maggiore entusiasmo non ha generato il maggior numero di vincitori. Di tutte le aziende quotate in borsa durante il boom delle dot-com (e ce n’erano centinaia), solo Amazon e Nvidia sono riuscite a dominare davvero nei rispettivi settori – e si potrebbe sostenere che Nvidia non fosse realmente oggetto dell’entusiasmo legato a Internet. Apple, Microsoft e Oracle precedono il boom della rete, mentre Google, Meta e Salesforce sono arrivate successivamente. È quindi possibile che i maggiori beneficiari dell’attuale entusiasmo per l’IA non siano ancora stati fondati o quotati.

Infine, con tutta l’attenzione concentrata sugli investimenti nell’IA, i veri vincitori potrebbero non essere le aziende tecnologiche stesse, ma i loro clienti, che potrebbero trovarsi nella condizione di sviluppare strumenti e soluzioni in modo molto più semplice ed economico rispetto al passato. È probabile che i fornitori di infrastrutture tecnologiche stiano lavorando per mantenere un ruolo centrale come “gatekeeper” del nuovo ecosistema, ma è altrettanto probabile che emergano anche dei perdenti lungo il percorso. La recente volatilità dei titoli SaaS non implica necessariamente che questo momento sia già arrivato, ma rappresenta certamente un tema da monitorare con attenzione. 

Cosa significa tutto questo per i portafogli?

Se l’Intelligenza Artificiale riuscirà a mantenere anche solo parte delle sue promesse, potremmo assistere a una produttività più elevata e a una crescita economica strutturalmente più forte (a condizione che vengano affrontate alcune sfide, tra cui quelle ambientali). Questo scenario potrebbe risultare favorevole per le imprese a livello globale.

Allo stesso tempo, gli eventi dell’ultima settimana riportano al centro la questione dei vincitori e dei vinti. Il settore tecnologico finirà per “cannibalizzare” sé stesso, generando sia i maggiori beneficiari sia i principali perdenti dell’IA? Oppure una crescita globale più rapida suggerisce una maggiore diversificazione geografica e settoriale, man mano che gli investimenti in IA consentono alle aziende clienti di diventare più efficienti?

Come mostra il grafico seguente, nel 2025 l’azionario non statunitense ha sovraperformato quello Usa (anche considerando l’effetto valutario), nonostante l’IA abbia dominato il dibattito sugli investimenti.

Se le imprese globali inizieranno davvero a sfruttare in modo diffuso il potenziale dell’Intelligenza Artificiale, questa dinamica potrebbe proseguire anche nel 2026. La tesi a favore della diversificazione globale rimane, quindi, solida.

È proprio su questo principio che si fonda il nostro approccio in Moneyfarm: costruiamo portafogli diversificati per area geografica e per asset class, in grado di adattarsi ai cambiamenti strutturali dei mercati. In uno scenario in cui innovazione e volatilità possono convivere, la diversificazione resta lo strumento più solido per perseguire una crescita nel lungo periodo con coerenza e disciplina.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.