La Fed “in pausa”: segnali per il mercato e gli investitori

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La Federal Reserve statunitense (Fed) ha lasciato invariato il tasso di riferimento al 3,75% nella riunione di gennaio: si tratta della prima decisione di una “pausa” da luglio 2025, che era comunque ampiamente attesa dai mercati.

Entrando nel merito, alcune modifiche al comunicato della Fed risultano particolarmente interessanti se confrontate con quello di dicembre 2025. Il giudizio sull’economia statunitense appare leggermente più positivo, con una crescita definita “solida”. Sono inoltre scomparsi alcuni riferimenti ai rischi per il mercato del lavoro che erano stati evidenziati nel comunicato di dicembre scorso.

Negli ultimi dodici mesi il rapporto tra la banca centrale statunitense e l’amministrazione è stato complesso, anche perché quest’ultima ritiene che i tassi di interesse dovrebbero essere più bassi. Sebbene la Federal Reserve sia formalmente indipendente nella conduzione della politica monetaria, alcuni investitori temono che questa indipendenza possa essere progressivamente erosa, con potenziali implicazioni inflazionistiche. Le ultime decisioni e dichiarazioni della Fed suggeriscono che l’economia è in buone condizioni e, con l’inflazione ancora al di sopra dell’obiettivo, non vi sono motivi particolarmente validi per procedere a un taglio drastico dei tassi.

Il Presidente ha nominato Kevin Warsh come prossimo Presidente della Federal Reserve, chiamato a sostituire Jerome Powell, il cui mandato scadrà a maggio. Nel complesso, riteniamo che i mercati potrebbero essere rassicurati, anche alla luce della sua esperienza.

Tuttavia, non è scontato che Warsh sostenga un allentamento monetario aggressivo: durante la crisi finanziaria aveva espresso perplessità sull’ampio ricorso al Quantitative Easing, ovvero l’acquisto di titoli da parte della banca centrale per immettere liquidità nel sistema, temendone l’impatto sull’inflazione. Per alcuni investitori, un annuncio di Warsh potrebbe significare tassi di politica monetaria leggermente più elevati e un dollaro più forte.

In ogni caso, il candidato dovrà essere confermato dal Senato, occasione in cui emergeranno più chiaramente le sue posizioni sull’indipendenza della Fed e sull’orientamento della politica monetaria.

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