Sono state settimane intense, sia a livello globale sia sui mercati finanziari. Sarebbe comprensibile concentrarsi esclusivamente sugli eventi legati alla Groenlandia, ma non è stato questo l’unico tema al centro dell’attenzione. All’interno del team di Asset Allocation sono emersi almeno due ulteriori argomenti di dibattito: in particolare, l’andamento del mercato dei titoli di Stato giapponesi e la proposta di introdurre negli Stati Uniti un tetto del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito per un anno.
Partendo dalla Groenlandia, il dibattito è stato caratterizzato da un notevole livello di “rumore”. In un primo momento, è sembrato che gli Stati Uniti potessero prendere in considerazione l’uso della forza militare per occupare un territorio sul quale dispongono già di una presenza militare. Successivamente, è emersa la minaccia di imporre dazi ai Paesi che si fossero opposti al “possibile acquisto” da parte degli Stati Uniti. Infine (almeno fino a giovedì pomeriggio), sembra delinearsi una sorta di accordo di principio, dai contorni ancora poco definiti, che non prevede né un acquisto diretto, né il ricorso alla forza militare, né l’introduzione di ulteriori dazi.
I mercati finanziari hanno reagito in modo sostanzialmente prevedibile. L’azionario si è indebolito di fronte alla prospettiva, seppur improbabile, di un conflitto tra Paesi membri della NATO e alla probabilità più elevata di un aumento dei dazi tra Stati Uniti ed Europa. L’oro ha registrato un rialzo. I segnali di una possibile risoluzione su entrambi i fronti hanno poi contribuito a rassicurare, almeno in parte, gli investitori.
In secondo luogo, abbiamo assistito a una fase di volatilità nel mercato obbligazionario giapponese, con rendimenti in forte rialzo e successivamente in calo. La causa immediata è legata alle preoccupazioni per un possibile aumento della spesa pubblica, ma negli ultimi due anni i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono già cresciuti in modo significativo, in concomitanza con la ripresa dell’inflazione (come mostrato nel grafico sottostante).
Finora, l’aumento dei rendimenti giapponesi non ha avuto un impatto rilevante a livello globale; tuttavia, alla luce di un rapporto debito/Pil elevato e di una certa incertezza politica in vista delle elezioni di febbraio, continueremo a monitorare con attenzione il quadro macroeconomico del Giappone. Manteniamo un’esposizione alle azioni giapponesi in molti portafogli, mentre quella al reddito fisso giapponese resta relativamente contenuta.

Il terzo tema riguarda le tensioni in corso tra l’amministrazione statunitense e le banche commerciali Usa. L’amministrazione sta spingendo per introdurre un tetto del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito per un anno, rispetto a livelli attuali superiori al 20%. Come prevedibile, le banche statunitensi si oppongono alla proposta. Il tempismo dell’annuncio suggerisce un tentativo di fornire maggiore liquidità alle famiglie in vista delle elezioni di medio termine previste più avanti nel corso dell’anno, anche se proposte simili hanno già trovato sostegno tra esponenti del Partito Democratico. Al momento, l’approvazione di questa misura appare poco probabile, ma è verosimile che l’amministrazione cerchi altre modalità per rafforzare il proprio consenso elettorale nei prossimi mesi.
Come interpretare questo contesto?
Il panorama politico è attualmente caratterizzato da un’elevata dose di rumore e, in generale, siamo cauti nel formulare giudizi affrettati sulla base dell’ultimo titolo di giornale o di un tweet. Detto ciò, riteniamo che le relazioni geopolitiche stiano cambiando in modo più profondo rispetto al recente passato, anche alla luce dell’osservazione del Segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick secondo cui “la globalizzazione ha fallito l’Occidente”. Questi cambiamenti potrebbero avere implicazioni per i bilanci pubblici, per le variabili economiche e per la redditività delle imprese, creando potenziali vincitori e vinti.
In termini di costruzione di portafoglio, riteniamo che i principi tradizionali restino validi, se non addirittura ancora più rilevanti. Continuiamo a individuare opportunità interessanti su diverse classi di attivo. Guardare oltre il rumore di breve periodo resta, a nostro avviso, fondamentale, così come mantenere una diversificazione ampia (tra settori, aree geografiche e fattori) per gestire la potenziale volatilità nel breve termine.
Quali potrebbero essere gli impatti a livello settoriale?
Alcune conseguenze sono già evidenti, in particolare la prospettiva di un aumento della spesa per la difesa, da cui i titoli europei del settore hanno beneficiato nel 2025. È una tendenza che riteniamo possa proseguire anche nei prossimi anni.
Altri settori potenzialmente interessati sono la tecnologia e il farmaceutico. Abbiamo già osservato come normative regionali possano incidere sulle attività di gruppi tecnologici globali, contribuendo ad alimentare le tensioni geopolitiche. Potremmo assistere all’emergere di campioni nazionali o regionali, man mano che i governi cercheranno di ridurre la dipendenza da fornitori globali. In modo analogo, l’amministrazione statunitense ha posto particolare attenzione ai prezzi dei farmaci e alle catene di approvvigionamento. I produttori cinesi detengono quote di mercato elevate per molti medicinali o principi attivi; in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, i governi potrebbero intensificare l’attenzione sulla produzione domestica.
Queste considerazioni non nascono dal nulla. L’esperienza della pandemia di Covid ha evidenziato quanto le catene del commercio globale possano interrompersi sotto pressioni inattese. La sfida per molti governi occidentali è che costruire maggiore resilienza richiede investimenti significativi, in un contesto in cui le risorse finanziarie sono limitate. Resta incerto come i governi europei finanzieranno l’aumento della spesa per la difesa di cui hanno bisogno; uno degli esiti possibili è un ampliamento dei deficit pubblici e, potenzialmente, rendimenti obbligazionari più elevati.
L’altro lato della medaglia è rappresentato dal potenziale aumento degli investimenti, che potrebbe tradursi in una crescita economica più sostenuta. Abbiamo già visto come la spesa per i data center abbia contribuito a sostenere la crescita del Pil negli Stati Uniti e restiamo fiduciosi che, nel tempo, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (IA) giustificherà tali investimenti. Resta da capire se altre economie, in particolare in Europa, riusciranno ad accelerare la spesa per investimenti, nell’IA o in altri progetti strategici.
In questo contesto in evoluzione, continueremo a monitorare con attenzione gli sviluppi geopolitici, normativi e macroeconomici, valutandone le implicazioni per i diversi settori e per i mercati finanziari nel loro complesso. Come sempre, il nostro approccio resterà orientato a cogliere le opportunità di lungo periodo, mantenendo al tempo stesso un’attenta gestione dei rischi.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





