Osservatorio crypto: cosa ci ha detto il mercato nel 2025

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Dicembre 2025 ha chiuso un anno che, nel complesso, si è rivelato inferiore alle attese per il mercato delle criptovalute. Sebbene la performance in sé non sia stata particolarmente negativa – considerando che asset ad alta volatilità come Bitcoin ed Ethereum sono per loro natura soggetti a fasi di rendimenti annui negativi – il sentiment complessivo è stato quello di un risultato inferiore alle aspettative e di un potenziale non pienamente espresso.

Per gran parte dell’anno, la narrativa si era concentrata sulla crescente maturità e resilienza del settore degli asset digitali, ma i dati di fine anno hanno suggerito che questa stabilità promessa non si è ancora concretizzata in modo significativo.

L’aspetto forse più sorprendente di questa fase è che il contesto macroeconomico appariva, almeno in teoria, potenzialmente favorevole agli asset decentralizzati, cioè strumenti finanziari come le criptovalute, che non dipendono da banche centrali o autorità governative

Una combinazione di eventi globali rilevanti e cambiamenti politici era ampiamente attesa come catalizzatore per rafforzare la narrativa di Bitcoin come “oro digitale” e come simbolo di stabilità e indipendenza dai sistemi finanziari tradizionali. In particolare, uno scenario geopolitico segnato da tensioni crescenti in diverse aree chiave del mondo tende storicamente a spingere i capitali verso i beni rifugio. 

Inoltre, l’attesa presidenza Trump, insieme alle tensioni strutturali sulla Federal Reserve (Fed) e a una persistente debolezza del dollaro, avrebbe dovuto rappresentare un forte vento a favore per gli asset al di fuori del controllo delle banche centrali. Secondo molti osservatori, questi fattori avrebbero dovuto consolidare il ruolo di Bitcoin come possibile strumento di diversificazione contro la svalutazione delle valute e il rischio sistemico.

Tuttavia, questa attesa “fuga verso la sicurezza decentralizzata” non si è materializzata. A catturare l’attenzione sono stati invece i metalli preziosi tradizionali, come oro e argento. 

L’oro, in particolare, ha registrato una performance solida, confermando il suo status di principale riserva di valore a livello globale. Questa dinamica di mercato ha portato a una significativa inversione della diffusa tesi secondo cui “Bitcoin sta sostituendo l’oro”. Come ha efficacemente sintetizzato un osservatore, più che assistere a un sorpasso di Bitcoin sull’oro, il comportamento del mercato ha suggerito il contrario: “l’oro è il nuovo Bitcoin”. 

Questo sentimento evidenzia una divergenza cruciale: mentre i sostenitori degli asset digitali puntano sulla scarsità e sulla natura decentralizzata di Bitcoin, i capitali globali, in un contesto di incertezza, hanno preferito la liquidità consolidata, la lunga storia di mercato e l’accettazione universale dei metalli preziosi fisici.

Fonti: Moneyfarm, Bloomberg

I flussi

Nel complesso, l’attività di mercato sugli Exchange-Traded Products (ETP) legati alle criptovalute, strumenti quotati in Borsa, è rimasta decisamente contenuta nel periodo osservato. 

Questa calma è stata evidente in tutte le principali aree geografiche e per tutte le tipologie di prodotto, segnalando una fase più ampia di cautela o consolidamento da parte degli investitori.

Il trend direzionale più rilevante è stato un deflusso di capitali persistente, seppur in attenuazione, dai prodotti crypto quotati negli Stati Uniti. Si tratta del secondo mese consecutivo di deflussi netti per il mercato statunitense. Questa pressione di vendita costante suggerisce che l’entusiasmo precedente (forse legato a specifici lanci di prodotto o a movimenti di prezzo) si sia affievolito, con alcuni investitori che hanno scelto di ridurre il rischio o di prendere profitto.

Al contrario, il mercato europeo degli ETP ha mostrato una certa resilienza. Pur non registrando un afflusso significativo di nuovi capitali, l’Europa è riuscita a evitare i deflussi netti prolungati osservati negli Stati Uniti. È tuttavia importante sottolineare che, nonostante questa tenuta, i volumi assoluti dei flussi verso l’Europa restano marginali se confrontati con la scala e la liquidità complessiva del mercato globale degli ETP. Di conseguenza, pur offrendo un contrappeso psicologico, il contributo europeo non è sufficiente a compensare i movimenti negativi più ampi registrati altrove.

Fonti: Moneyfarm, Bloomberg

Il quadro macroeconomico

Per il 2026 ipotizziamo uno scenario di crescita globale sostenuta, trainata da ulteriori riduzioni dei tassi di interesse, dal miglioramento degli indicatori anticipatori e da una nuova accelerazione del ciclo economico statunitense, con uno scenario di recessione evitato. Questo contesto macroeconomico favorevole, insieme a un aumento della liquidità globale, a un dollaro strutturalmente più debole e a un interesse istituzionale eterogeneo, suggerisce che le valutazioni di Bitcoin appaiano compresse rispetto ai livelli storici. 

Di conseguenza, considerando il quadro macroeconomico, non ci attendiamo ulteriori ribassi significativi, a meno di un forte deterioramento del sentiment sul commercio globale o di un aumento concreto delle minacce legate al quantum computing per l’architettura di sicurezza di Bitcoin.

I dati disponibili suggeriscono che il mercato potrebbe stare entrando in una fase di stabilizzazione. Indicatori chiave come la percentuale di offerta in profitto, il valore realizzato delle perdite e le perdite non realizzate puntano in questa direzione. Sebbene questa fase possa ancora evolvere, il quadro attuale non consente di escludere ulteriori fasi di volatilità o correzione, ma non mostra al momento segnali univoci di un deterioramento strutturale. 

È inoltre rilevante che questa fase venga affrontata partendo da una posizione di forza strutturale relativamente maggiore rispetto ai cicli precedenti. 

Infine, la recente e robusta attività di accumulo indica che molti investitori stanno aumentando l’esposizione, interpretando i livelli di prezzo attuali come coerenti con strategie di lungo periodo, senza che ciò implichi una riduzione dei rischi.

Il calo registrato finora è stato significativo rispetto ad altre asset class, ma resta contenuto se confrontato con i precedenti periodi “invernali” di questa asset class. Allo stesso tempo, i flussi e le dinamiche on-chain mostrano pattern coerenti con fasi di formazione dei minimi osservate in passato, a supporto di una visione costruttiva secondo cui l’attuale contesto potrebbe rappresentare una base solida per un ulteriore sviluppo dell’asset class.

Ricorda che, quando investi, il tuo capitale è a rischio. Il valore del tuo portafoglio con Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere meno di quanto investito. Il trattamento fiscale dipende dalle tue circostanze individuali e potrebbe essere soggetto a modifiche in futuro.

Le proiezioni di rendimento non sono un indicatore affidabile delle performance future. Le opinioni espresse qui non devono essere interpretate come raccomandazioni, consigli o previsioni. Se non sei sicuro che investire sia la scelta giusta per te, ti consigliamo di consultare un consulente finanziario.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.