I fattori chiave del 2026 per gli investimenti

di

⏳ Tempo di lettura: 4 minuti

Con l’inizio del nuovo anno, torna la tentazione di prevedere cosa accadrà nei mercati finanziari. Essere troppo prudenti porta a non dire nulla di significativo; puntare su un’improbabile precisione espone al rischio di essere smentiti prima ancora che l’anno nuovo entri nel vivo. Piuttosto che cercare di prevedere l’imprevedibile, credo che l’approccio migliore sia individuare le domande chiave che plasmeranno il panorama degli investimenti nel 2026 e offrire una valutazione equilibrata su dove potrebbero trovarsi le risposte.

La prima fra queste riguarda l’Intelligenza Artificiale (IA). La domanda “l’IA è una bolla?” resterà centrale per gli investitori nel 2026. È difficile immaginare, infatti, uno scenario in cui l’IA non domini il dibattito nel corso dell’anno. L’entità degli investimenti in corso e il ritmo dell’innovazione fanno sì che anche i più scettici non possano ignorare l’impatto dell’IA sui mercati e sull’economia reale.

Guardando al contesto macroeconomico, un’altra questione chiave riguarda la crescita, in particolare negli Stati Uniti, dove gli indicatori restano contrastanti. Il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento, ma la spesa dei consumatori continua a tenere. Gli effetti dei tassi di politica monetaria più bassi devono ancora vedersi pienamente, il che suggerisce la possibilità di uno stimolo trainato dalla politica economica nel 2026. Il recente rialzo delle previsioni di crescita per il 2026 da parte della Federal Reserve rafforza in parte la tesi degli ottimisti. È inoltre evidente una crescente sovrapposizione tra AI e crescita economica, dato che una quota significativa dell’espansione recente degli Stati Uniti è legata agli investimenti tecnologici.

L’inflazione resta un altro tema centrale. Dopo gli aumenti dei dazi nel 2025, c’erano state previsioni di una ri-accelerazione dei prezzi, ma l’inflazione non è risalita come molti analisti si aspettavano. Con i prezzi ancora sopra i target in gran parte del mondo sviluppato, la domanda è se si tratti solo di un rinvio prima di una nuova accelerazione nel 2026, oppure se catene di approvvigionamento e policy-maker siano riusciti a gestire queste pressioni senza uno shock rilevante.

Sul fronte delle politiche economiche, la spesa pubblica continuerà ad attirare attenzione, ma sarà probabilmente la politica monetaria a dominare il dibattito. A quest’ora, tra un anno, la conversazione potrebbe essersi spostata dai tagli dei tassi alla possibilità di un nuovo irrigidimento in alcune economie sviluppate.

La geopolitica incombe inevitabilmente su qualsiasi scenario di investimento. Storicamente, i mercati hanno dimostrato una notevole capacità di guardare oltre anche a eventi geopolitici significativi. Nel 2025, ad esempio, la speranza di una pace tra Russia e Ucraina aveva sostenuto un certo ottimismo sulle azioni europee; eppure la pace resta lontana, mentre i titoli europei hanno comunque performato bene, in particolare quelli difensivi. La lezione è che i mercati possono reagire in modi inattesi agli sviluppi geopolitici.

Anche gli utili societari resteranno sotto stretta osservazione. La redditività delle imprese statunitensi ha mostrato una notevole resilienza, con margini di profitto in graduale aumento negli ultimi due decenni, nonostante le persistenti lamentele sul costo della vita. La tenuta di questi margini è una delle domande centrali per quest’anno.

Il dibattito sull’IA resta aperto

Dunque, oltre alle domande, quali sono le risposte? Il dibattito sull’IA resta aperto, anche se per ora propendiamo per una visione ottimista. I flussi di investimento sono enormi e i benefici ancora incerti, ma i flussi di cassa delle aziende superano di gran lunga quelli osservati durante la bolla dot-com. Le valutazioni sono elevate ma non estreme, e il mercato delle IPO è più selettivo. Il sentiment degli investitori oggi è più scettico rispetto a quanto accaduto nei casi precedenti di “bolla” e, con i tassi di interesse in calo piuttosto che in aumento, i tradizionali fattori scatenanti di uno scoppio di una bolla non appaiono imminenti. È probabile che una rapida adozione dell’IA continui a sostenere il settore, anche se i rendimenti potrebbero essere più contenuti rispetto al recente passato. Prevedere un atterraggio morbido per un boom tecnologico è sempre rischioso, ma le condizioni attuali suggeriscono che sia una possibilità concreta.

Sul fronte della crescita, la combinazione di stimoli fiscali e monetari, insieme alla persistenza degli investimenti in IA, dovrebbe sostenere un’accelerazione dell’attività economica negli Stati Uniti nel 2026, con effetti positivi sugli utili societari. Al di fuori degli Usa, lo scenario appare meno dinamico, con Regno Unito ed Europa probabilmente destinati a proseguire su un sentiero di crescita modesta.

L’inflazione nel mondo sviluppato dovrebbe restare sotto controllo, ma probabilmente al di sopra dei tradizionali target del 2% sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti. Questo limiterà verosimilmente lo spazio per ulteriori tagli dei tassi. Se dovessimo assistere a una crescita statunitense intorno al 2,5% nel 2026, non ci sarebbe molto margine per un calo dei tassi a lungo termine, e potremmo iniziare a discutere di rialzi dei tassi in vista del 2027.

Le azioni dei mercati emergenti resteranno probabilmente strettamente legate alle sorti della tecnologia statunitense, dato il peso del settore all’interno di questi indici. Gli investitori che cercano di diversificare riducendo l’esposizione alla tecnologia Usa potrebbero dover guardare altrove. In Cina, la crescita è destinata a continuare a rallentare, seppur partendo da livelli elevati, ma la questione chiave sarà se la redditività delle imprese riuscirà a migliorare. Parte di questo miglioramento sembra già riflessa nelle valutazioni azionarie attuali.

Per quanto riguarda la geopolitica, variabili macroeconomiche e utili societari sono destinati a pesare più della maggior parte dei rischi geopolitici. Se queste fondamenta terranno, i mercati continueranno a guardare oltre il rumore inevitabile. Tuttavia, rischi significativi restano, che si tratti di Russia e Ucraina, Cina e Taiwan o delle relazioni transatlantiche.

In sintesi, il 2026 si apre con un cauto ottimismo. Il contesto macroeconomico appare favorevole, anche se molto dipenderà dalla continuità degli investimenti in IA. Il legame insolitamente stretto fra trend macroeconomici e performance aziendali riflette la portata di questa trasformazione tecnologica. I rendimenti iniziali dell’obbligazionario restano elevati e dovrebbero contribuire a offrire rendimenti assoluti interessanti. Con valutazioni azionarie sopra le medie di lungo periodo e anni recenti caratterizzati da forti guadagni, è probabile una performance più contenuta nel 2026. In questo contesto, i portafogli multi-asset continuano a rappresentare un approccio valido per chi punta a costruire rendimenti di lungo periodo in un mondo incerto.

Hai trovato questo contenuto interessante?

Hai già votato, grazie!

*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.