Venezuela e geopolitica: i mercati abbassano la guardia?

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All’inizio di gennaio, l’esercito statunitense ha catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e lo ha trasferito negli Stati Uniti con l’accusa di “narco-terrorismo”. Il Dipartimento di Giustizia americano aveva già incriminato Maduro con queste accuse nel marzo 2020. Abbiamo voluto riflettere sulle implicazioni di questa mossa per i mercati finanziari.

Possiamo analizzare la vicenda su tre livelli. Primo, l’impatto immediato sugli asset venezuelani e sui nostri portafogli. Secondo, le implicazioni più ampie per i mercati finanziari globali. Terzo, le possibili conseguenze geopolitiche di più lungo periodo.

Per quanto riguarda il primo punto, l’impatto diretto sui nostri portafogli è stato piuttosto limitato. Gli asset finanziari venezuelani sono in gran parte assenti dagli indici globali, anche se le obbligazioni del Paese hanno generalmente registrato un rialzo dopo la notizia. L’economia venezuelana ha sofferto enormemente negli ultimi anni ed è oggi molto più ridotta rispetto al passato. Anche la produzione di petrolio è diminuita drasticamente, soprattutto a causa della mancanza di investimenti. Il Venezuela rappresenta ormai meno dell’1% della produzione globale.

La reazione complessiva dei mercati è stata piuttosto contenuta. Il prezzo del petrolio ha inizialmente registrato una breve flessione, sulla base delle aspettative che un aumento degli investimenti statunitensi in Venezuela potesse portare a una maggiore produzione, ma non c’è una reale convinzione su se e quando ciò possa accadere. 

L’attenzione degli investitori sembra concentrarsi altrove: sulle prospettive di un aumento degli investimenti in Intelligenza Artificiale nel 2026, sulla possibilità di tassi di interesse più bassi e su uno scenario di crescita solida, in particolare negli Stati Uniti. Almeno nei primi giorni dell’anno, il quadro generale appare positivo.

Riteniamo che vi sia anche un’assunzione di fondo: che gli Stati Uniti non intendano impegnarsi in modo significativo in operazioni di nation-building (impegnando risorse significative per ricostruire o controllare lo Stato venezuelano). Si tratta di un approccio a cui Trump si è esplicitamente opposto in passato, così come molti dei suoi sostenitori.

Le implicazioni geopolitiche di lungo periodo

Infine, ci sono le potenziali implicazioni di lungo periodo. Possiamo immaginare diversi scenari: in primo luogo, gli Stati Uniti potrebbero proseguire su questa strada, nonostante le posizioni espresse in passato. Il Presidente e i suoi consiglieri hanno messo in guardia diversi Paesi – in particolare Colombia, Cuba, Messico e Groenlandia/Danimarca. Potrebbe sembrare prematuro, considerando l’incertezza sul futuro del Venezuela, ma se il governo di Caracas dovesse allinearsi su temi come gli investimenti nel settore petrolifero, l’amministrazione statunitense potrebbe interpretare questo approccio come un metodo efficace per rafforzare il proprio controllo sull’emisfero occidentale.

Il secondo punto riguarda la geopolitica, in particolare i rapporti con Cina e Russia. L’argomentazione è che, se gli Stati Uniti fossero intenzionati a dominare l’emisfero occidentale, potrebbero essere più inclini a lasciare spazio altrove, aumentando ad esempio il rischio di un conflitto tra Cina e Taiwan. Allo stesso tempo, è interessante notare che i titoli azionari taiwanesi hanno registrato buone performance dopo l’arresto di Maduro. Per ora, almeno, gli investitori non sembrano concentrarsi su potenziali tensioni nello Stretto di Taiwan, quanto piuttosto su una visione ancora ottimistica per il settore tecnologico globale.

Che conclusioni possiamo trarre? Le mosse degli Stati Uniti dello scorso fine settimana sono state notevoli, un ritorno al passato che alcuni hanno paragonato all’era Reagan. Dal punto di vista dei mercati finanziari, l’elemento più sorprendente è stata proprio la mancanza di una reazione significativa, probabilmente legata all’assenza del Venezuela dagli indici finanziari e al suo ruolo ormai marginale come produttore di petrolio. 

Negli ultimi anni, gli investitori hanno imparato a non reagire in modo eccessivo agli eventi geopolitici, e questo approccio si è spesso rivelato efficace. Tuttavia, continuiamo a porci una domanda: stiamo diventando troppo indulgenti nei confronti dei rischi geopolitici? Forse non in questo caso specifico, ma la possibilità di nuovi conflitti rimane, ed è un aspetto che continueremo a monitorare.

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