Il 2026 è appena iniziato, in un contesto segnato da nuove tensioni geopolitiche e un quadro economico globale ancora in evoluzione. Governi, imprese e cittadini si muovono in uno scenario complesso, in cui decisioni prese oggi potrebbero avere effetti duraturi negli anni a venire. In questo articolo proveremo a raccontare cinque trend o eventi, anche non strettamente legati al mondo della finanza e degli investimenti, che potrebbero contribuire a definire l’agenda economica, sociale e tecnologica del nuovo anno e influenzare il contesto in cui operiamo.
L’America compie 250 anni: un bivio politico e storico
Gli Stati Uniti celebrano un quarto di millennio di indipendenza nel luglio 2026 e si trovano di fronte a un nuovo bivio della propria storia: se continuare a essere una potenza multilaterale o se proseguire nella direzione inaugurata negli ultimi 12 mesi, con una postura più aggressiva nella gestione dei propri interessi.
Le celebrazioni potrebbero essere smorzate da forti tensioni politiche. A novembre, gli americani voteranno alle elezioni di metà mandato, che fungeranno da referendum sulla divisiva presidenza di Donald Trump. Molto spesso, nel corso della storia, il partito del presidente in carica ha perso le midterm e, anche stavolta, i primi segnali vanno in questa direzione: i sondaggi di fine 2025 mostravano i Democratici in vantaggio sui Repubblicani. Molti elettori, compresi gruppi-chiave che avevano sostenuto Trump nel 2024, sembrano essere delusi dalla sua performance. Anche tra i sostenitori più strenui del movimento MAGA (acronimo di Make America Great Again) serpeggia il malcontento per alcune vicende, come la gestione del caso legato ai documenti sull’indagine Epstein e la contiguità con le élite militari, economiche e istituzionali a cui Trump si era presentato come alternativa.
Trump non sarà direttamente sulla scheda elettorale, ma le midterm del 2026 rappresentano il primo verdetto nazionale sul suo ritorno al potere. I Repubblicani detengono attualmente una risicata maggioranza alla Camera (218 a 213) e tutti i seggi sono in palio. Solo due volte dai tempi di Franklin D. Roosevelt il partito del presidente non ha perso seggi alla Camera durante le midterm. Il team di Trump spera che il 2026 possa fare eccezione, cavalcando un’ondata di patriottismo legata alle celebrazioni del 250esimo anniversario, esplicitamente avvolte nei colori MAGA. L’amministrazione sta spingendo con forza la propria agenda, dai dazi commerciali alle strette sull’immigrazione, per galvanizzare la base prima di novembre. Nel frattempo, i Democratici si stanno ricompattando attorno ai temi sociali (lavoro, inflazione, sanità), cercando di ampliare il consenso nonostante le divisioni interne.
L’esito delle midterm determinerà l’equilibrio dei poteri a Washington per gli ultimi due anni del mandato di Trump: o dando ulteriore forza al suo programma populista-nazionalista, o mettendo il freno. Una tenuta o un rafforzamento repubblicano potrebbe incoraggiare Trump nel tentativo di rimodellare le politiche di governo (e forse persino la Costituzione) a sua immagine. Una vittoria democratica, al contrario, aprirebbe a uno stallo feroce e alzerebbe la posta in vista del 2028.
Viaggio intorno alla Luna (e ritorno)
Nel 2026 l’uomo tornerà a viaggiare verso la Luna. Dall’ultima volta in cui esseri umani si sono spinti oltre l’orbita terrestre bassa sono passati più di 50 anni (era il 1972). Questa lunga pausa è destinata a finire. La missione Artemis II della NASA è prevista per la prima metà dell’anno e porterà quattro astronauti in un viaggio attorno alla Luna e ritorno. Sarà la prima missione con equipaggio a raggiungere le vicinanze lunari dai tempi di Apollo 17.
Durante i 10 giorni di missione, l’equipaggio internazionale testerà il funzionamento di propulsione, supporto vitale e sistemi di comunicazione nello spazio profondo, preparando il terreno per un futuro allunaggio. Artemis II, essenzialmente un sorvolo lunare, ha un enorme valore simbolico: dimostra che l’esplorazione umana dello spazio profondo è davvero tornata, aprendo la strada ad Artemis III e ad ambizioni ancora più grandi, come una missione umana su Marte.
In un mondo di rinnovata competizione tra grandi potenze, la missione sottolinea anche la crescente cooperazione internazionale, mentre la Cina persegue i propri piani lunari. L’esplorazione spaziale è sempre più uno strumento essenziale per gestire le sfide terrestri ed è una nuova frontiera di sviluppo anche industriale.
L’era di Ozempic: una rivoluzione nell’industria farmaceutica
Il 2026 è l’anno in cui i “farmaci per la riduzione dell’appetito” potrebbero diventare mainstream. Ozempic e Wegovy (a base di semaglutide) e Mounjaro/Zepbound (tirzepatide) hanno già contribuito a far perdere peso a milioni di persone, attraverso l’imitazione di ormoni che riducono l’appetito. Ora arriva la nuova ondata: pillole orali dimagranti. All’inizio del 2026, Novo Nordisk ha lanciato negli Usa una versione in pillola di Wegovy, seguita a breve da un farmaco orale GLP-1 di Eli Lilly. Questi farmaci, senza iniezioni, offrono maggiore flessibilità, aprendo la possibilità anche a utilizzi meno invasivi. Il prezzo di partenza, circa 149 dollari al mese, è molto più basso rispetto alle versioni iniettabili. Anche assicurazioni e programmi pubblici stanno ampliando la copertura.
Questo tipo di farmaci potrebbe quindi passare da trattamento medico a fenomeno di massa. E sono già un fenomeno commerciale: Novo Nordisk è diventata l’azienda con maggiore capitalizzazione d’Europa e il valore di Eli Lilly ha superato i 1.000 miliardi di dollari. Potrebbero inoltre rappresentare un punto di svolta nella lotta globale contro l’obesità, che colpisce oltre 750 milioni di persone, con potenziali benefici anche sulla riduzione di malattie correlate come il diabete di tipo 2 e i problemi cardiovascolari. Le implicazioni economiche sono enormi: risparmi sanitari, ma anche scossoni per l’industria alimentare e del fitness. Esistono però limiti ed effetti collaterali, e il rischio è che prescrizioni troppo facili, anche in assenza di reali presupposti clinici, possano creare rischi sanitari evitabili. C’è poi un dibattito etico: rendere il dimagrimento “facile” rischia di rafforzare standard estetici malsani? Ed è giusto che un farmaco venga utilizzato per motivi puramente estetici?
Mondiali di calcio 2026: il più grande evento sportivo di sempre
I Mondiali FIFA 2026 saranno l’edizione più grande di sempre, espansa da 32 a 48 nazionali partecipanti. L’evento si svolgerà su una scala colossale, in tre Paesi (Stati Uniti, Messico e Canada) e 16 città, da Los Angeles a Città del Messico. Questo Mondiale è l’evento sportivo più grande di sempre e una svolta per il business del pallone. L’evento dovrebbe generare nei prossimi anni un indotto enorme. Per il ciclo 2023-2026, Fifa pensa di generare 13 miliardi di dollari di ricavi dai suoi tornei, un record assoluto. Gli Usa, che ospiteranno la maggior parte delle partite, sono ormai diventati una potenza economica del calcio globale. I dirigenti del calcio europeo se ne sono accorti: l’America è ora il principale mercato di crescita. La decisione della FIFA di espandere il torneo mira anche a sfruttare la scala e l’entusiasmo statunitensi.
Il torneo del 2026 confermerà questo spostamento. La domanda di biglietti ha già battuto i precedenti record, con milioni di tifosi pronti ad assistere alle partite da Boston all’Azteca. Il Mondiale del 1994 aveva stabilito un record di presenze ancora imbattuto, ma con il doppio delle squadre e delle partite il 2026 è destinato a frantumarlo. L’interesse americano per il calcio è in forte crescita. Il torneo sarà una maratona logistica: 104 partite in cinque settimane, con una finale negli Usa nel luglio 2026. Per le città ospitanti, le ricadute economiche sono enormi: si stima che ogni città possa generare un indotto fino a 480 milioni di dollari, con un impatto complessivo di circa 17 miliardi di dollari sul Pil americano.
Corsa per la sovranità dei dati
Mentre le relazioni tra le grandi potenze si fanno più tese, nel 2026 potrebbe intensificarsi uno scontro che resta spesso invisibile al grande pubblico, ma che riguarda una delle infrastrutture più critiche della nostra economia: il controllo dei dati. Non si tratta solo di privacy, ma di potere industriale e geopolitico.
La sfida riguarda soprattutto l’Europa, che negli ultimi 20 anni ha appaltato gran parte dell’infrastruttura della propria economia a piattaforme cloud private statunitensi. Questo ha accelerato l’innovazione, ma ha anche creato una forte dipendenza. Per questo l’Unione europea sta cercando di riequilibrare il sistema attraverso una combinazione di regolazione e politica industriale.
Un tassello chiave è il Data Act europeo, entrato in vigore nel 2025 e pienamente applicabile dal 2026. La legge parte da un principio semplice: i dati generati da dispositivi connessi (auto, macchinari industriali, elettrodomestici, sensori) non devono essere controllati esclusivamente da chi fornisce la tecnologia. Utenti e imprese avranno il diritto di accedere a quei dati e di condividerli con terze parti, riducendo il potere monopolistico dei grandi fornitori. Allo stesso tempo, il Data Act impone ai provider cloud di rendere più semplice il passaggio da un servizio all’altro, limitando il cosiddetto lock-in, cioè la “prigionia tecnologica” che rende costoso o quasi impossibile cambiare piattaforma.
Il tema diventa però apertamente geopolitico se si guarda dall’altra parte dell’Atlantico. Negli Stati Uniti è in vigore il Cloud Act, una legge che consente alle autorità americane di richiedere l’accesso a dati gestiti da aziende soggette alla giurisdizione Usa, anche se quei dati sono fisicamente archiviati in Europa. Questo crea una tensione strutturale: un’azienda europea può trovarsi a rispettare formalmente le norme UE sulla protezione dei dati, ma restare esposta a richieste legali straniere attraverso il proprio fornitore tecnologico.
In questo contesto si inseriscono le mosse dell’industria europea. Airbus ha annunciato l’intenzione di spostare alcune applicazioni critiche fuori dai cloud statunitensi. Il problema è che alternative europee pienamente equivalenti non sono ancora sempre disponibili e la speranza di Bruxelles è che, favorendo la circolazione dei dati, si possa sviluppare un’industria locale.
Per colmare questo divario nascono iniziative come Gaia-X, un progetto per creare standard comuni e un ecosistema federato di più fornitori interoperabili, con regole condivise su governance, accesso e portabilità dei dati. A questa strategia si affianca anche IRIS², la futura costellazione satellitare europea per comunicazioni sicure. Il messaggio politico è chiaro: in un mondo segnato da conflitti, sanzioni e guerre ibride, affidare completamente queste infrastrutture a soggetti esterni è visto come un rischio strategico.
Questa battaglia non è esclusivamente europea. India, Cina e Stati Uniti stanno rafforzando il controllo sui flussi di dati e sulle infrastrutture digitali, ciascuno secondo il proprio modello. Nel 2026, probabilmente, assisteremo sempre più spesso a scontri su chi può accedere alle informazioni, a quali condizioni e sotto quale giurisdizione.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





