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Investire in ETF: rendimenti e rischi

ETF

Come investire in ETF contenendo i rischi e ottenendo buoni rendimenti.

Quando si parla di investimenti in genere non si può prescindere dal concetto di rischio.

La nozione base, nota anche ai non esperti, insegna infatti che maggiore è il rischio dell’investimento, maggiore sarà il rendimento potenziale. Tuttavia, questa semplice proporzione piace a pochi e, per quanto logica, spesso si scontra con il rifiuto dell’idea di una possibile perdita. Posto che investimenti a rischio zero e rendimenti alti non possono andare a braccetto… si può comunque optare per investimenti dai rischi contenuti e in linea con il proprio profilo di investitore e buoni rendimenti. In questo senso gli ETF(Exchange Traded Funds) possono risultare dei validi alleati, ovviamente all’interno di un portafoglio diversificato e con una strategia di investimento adeguata ai propri obiettivi e caratteristiche.

Cosa sono gli ETF e quali sono i vantaggi: facciamo il punto.

Gli ETF  sono particolari fondi d’investimento o Sicav a gestione passiva. Potremmo descrivere un ETF come un paniere di titoli diversi (azionari, obbligazionari, sulle materie prime etc) che replica la performance e quindi il rendimento di un dato indice di riferimento (indice benchmark). Per questo motivo vengono anche detti “replicanti” e si distinguono in quanto strumenti gestione passiva.

Investire in ETF permette di:

  • diversificare l’investimento, di conseguenza diminuire i rischi;
  • ridurre i costi di gestione, perché l’investitore non deve pagare alcuna commissione di “entrata”, “uscita” o “performance”;
  • contare sulla forte liquidità dello strumento, ovvero la facilità di compravendita degli ETF, scambiati all’interno dei principali mercati azionari mondiali durante tutto l’arco della giornata, proprio come una semplice azione;
  • non esporsi al rischio di insolvenza, poiché il patrimonio investito negli ETF viene restituito anche in caso di fallimento delle società che ne curano l’attività, in quanto strumenti a patrimonio separato rispetto a quello societari.

La tassazione degli ETF.

Agli ETF viene applicata un’aliquota pari al 26%, sui redditi da capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria. Eccezion fatta per gli ETF che investono in titoli pubblici italiani (obbligazioni e altri titoli di cui all’art. 31 DPR 601/1973) ed equiparati e derivanti da titoli pubblici di Stati esteri appartenenti alla cosiddetta White List, per i quali vale l’aliquota del 12,5%.

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Investire senza incorrere in rischi eccessivi.

Non ci stancheremo mia di ricordarvi che ogni investimento ha dei rischi ma ciò non vuol dire che non possano essere gestiti e trasformati in opportunità. Da qui l’importanza di sapere scegliere l’investimento adeguato al proprio profilo e la capacità degli esperti di gestirlo al meglio nel corso del tempo.

Selezionare gli ETF migliori, inserirli in un portafoglio bilanciato, venderli o comprali per mantenere l’investimento in linea coi mercati non è affatto semplice ed è solo una parte delle attività che spettano in genere ai gestori. Per questo sconsigliamo il fai date, soprattutto agli investitori meno esperti.

Gli scenari cambiano e anche l’investimento deve evolversi nel tempo, affinché li possa sfruttare a suo vantaggio e non subirli.

Insomma la componete rischio esiste anche negli ETF e va soppesata. Ma se gestita in maniera sapiente può aiutare a investire in maniera efficiente e redditizia.

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  • orkydea

    il problema è la fiscalità degli etf
    infatti, in caso di perdite, è difficile recuperarle, perchè viene sempre tassato il delta nav

  • consulentefinanziario

    1) “maggiore è il rischio dell’investimento, maggiore sarà il rendimento potenziale” : dipende da come si misura il rischio,ad es. chi investe in azioni a 30 anni rischia poco e guadagna di più, invece sempre a 30 anni il conto deposito la perdita in termini reali é sicura !
    2) ” Inoltre non sono esposti al rischio di insolvenza” : un rischio parziale c’è perché gli ETF spesso prestano pacchetti dei loro portafogli a grossi istituti e quindi subiscono il rischio fallimento di questo istituto ; inoltre alcuni ETF non comprano titoli fisici ma stipulano swap sintetici che replicano l’andamento di panieri di titoli , idem come sopra.
    3) ” in questo momento di volatilità dei mercati, gli ETF si dimostrano
    essere una soluzione equilibrata che offre buoni rendimenti nel lungo
    termine” : le analisi empiriche dimostrano il contrario, L’Investor return ossia i rendimenti che i sottoscrittori hanno ottenuto dagli etf , tenendo conto dei loro momenti di acquisto e dei momenti di vendita é (ovviamente ) peggiore di quello che tali strumenti danno. ( il timing é sempre sbagliato ) ; Addirittura gli investitori in ETF guadagnano meno dei sottoscrittori dei fondi comuni bilanciati, lo dimostra nelle sue analisi niente meno che l’inventore e più grosso gestore al mondo degli ETF.
    Conclusioni : se pensate di investire in ETF partendo dal presupposto di questo articolo (cit.)”Se quindi l’intenzione è quella di investire ma si scartano le soluzioni
    a rendimento minimo (oltre che in costante calo) quali ad esempio i
    conti deposito” – potreste andare incontro a sofferenze psicologiche e/o perdite. I presupposti da cui partire per fare investimenti non sono i bassi ritorni sui conti deposito